sabato 21 marzo 2020

14. Le Opzioni - Introduzione




Se chiedessimo a tutti quelli che
hanno vissuto la crisi del 2008 quale fosse la prima parola che associano a
quei tragici eventi sono sicuro che la stragrande maggioranza di loro
risponderebbe con
LA parola che veniva ripetuta ossessivamente a tutti i
telegiornali, tutti i giorni per mese:
derivati.


Se poi facessimo un passo
ulteriore e andassimo a chiedere loro il significato di quella parola, sono
sicuro che ne ricaveremmo solo vaghe sensazioni più che definizioni: “i derivati
sono rischiosi
”, “i derivati hanno rovinato moltissime persone”, “i
derivati sono la più grande truffa della storia
”.


In realtà niente di più lontano.


Vediamo di capire di più che
cosa sono i derivati
e perché, se veramente sono l’origine di tutti, i
mali, vogliamo ostinarci ad utilizzarli e come.


Che cosa sono i derivati? I
derivati sono tutti quegli strumenti finanziari il cui valore deriva dal
valore di un’altra variabile sottostante, più elementare
. Molto spesso, direi
quasi sempre, il sottostante è un altro prodotto finanziario, ad esempio
il prezzo dell’azione di un determinato titolo, ma non sempre. Esistono infatti
derivati per moltissime cosa, dal prezzo del succo di arancia (chi non ricorda
il celebre film di Natale “Una poltrona per due”) alla temperatura in una
determinata località, ad esempio i Cooling Degree Days (CDDs) misurati alla
stazione meteo presente a Central Park, NY.


Questi strumenti, o almeno la
stragrande maggioranza di essi (la totalità di essi per quanto ci riguarda),
viene scambiata in mercati regolamentati sotto forma di contratti
standardizzati,
allo stesso modo di azioni ed obbligazioni. La
standardizzazione dei contratti, iniziata più di 150 anni fa a Chicago, ha prodotto
due effetti:


·       Da un lato
a reso più semplice lo scambio di contratti, contribuendo in modo importante
alle creazione di un mercato dei derivati. Oggi per la stragrande maggioranza
dei piccoli operatori non c’è bisogno di prendere in mano il fascicolo
informativo della singola opzione che comprano o vendono, allo stesso modo in
cui gli investitori non prendono in mano ogni singolo Statuto delle società in
cui investono. Ad esempio per le opzioni contratto standard vuol dire
che vi sono delle regole comuni che si applicano a tutti i contratti
negoziati
relativamente a scadenza (di norma il terzo venerdì del
mese per quei titoli le cui opzioni sono solo mensili, tutti i venerdì per
quelli settimanali), numero di pezzi compresi nel contratto (di norma 100,
ma fuori dal mercato americano sono presenti molte eccezioni ad esempio ENI (BIT:ENI)
sono 500 pezzi, Intesa San Paolo (BIT:ISP) 1000 pezzi, IMA (BIT:IMA) sono 50
pezzi) di modo da rendere più facile la negoziazione.


·      
Dall’altro lato ha incrementato in modo molto
importante i volumi dei contratti conclusi (è più facile trovarsi d’accordo nel
compravendere 8 contratti ISP scadenza 20 Marzo 2020 (totale 8.000 pezzi) che
andare a cercare qualcuno interessato a farci da controparte per una
transazione di 8391 pezzi per il giorno del compleanno di nostra moglie).


Un’altra invenzione importante è
stata la cosiddetta “clearing house” che ha eliminato il principale
problema di ogni potenziale acquirente e venditore, il rischio controparte.


Semplificando quanto necessario
per garantire la comprensione del meccanismo, una volta infatti che le due
controparti (venditrice ed acquirente) si sono accordate per un contratto, le
singole posizioni transitano attraverso la clearing house che, ponendosi in
mezzo ai due, gestisce il rischio di insolvenza mediante la richiesta di
margini di garanzia variamente modulati a seconda del tipo di contratto.


Come avremo ormai capito, le
opzioni sono contratti derivati
.


Ci sono due tipi di opzioni,



















TIPO OPZIONE


VENDITORE


ACQUIRENTE


OPZIONE PUT


Soggiace all’obbligo di acquistare ad una certa data un certo
quantitativo di un determinato asset dietro il pagamento di un prezzo-


Ad esempio 100 azioni Coca Cola a 50 USD cadauna.


Acquista il diritto di vendere alla data di scadenza un certo
quantitativo di un determinato asset dietro il pagamento di un prezzo.


Ad esempio 100 azioni Coca Cola a 50 USD cadauna.


OPZIONE CALL


Soggiace all’obbligo di consegnare ad una certa data un certo
quantitativo di un determinato asset dietro il pagamento di un prezzo.


Ad esempio 100 azioni Coca Cola a 50 USD cadauna.


Acquista il diritto di comprare alla data di scadenza un certo
quantitativo di un determinato asset dietro il pagamento di un prezzo.


Ad esempio 100 azioni Coca Cola a 50 USD cadauna.






La data indicata nel contratto
opzione è chiamata, indifferentemente data di scadenza o maturità.


Il prezzo specificato nel
contratto di opzione è chiamato, indifferentemente data di strike price o prezzo
di esercizio.
















TIPO OPZIONE


CARATTERISTICHE


OPZIONE AMERICANA


Può essere esercita in qualsiasi momento fino al giorno di
scadenza. Utilizzata per le azioni (anche quelle europee), la maggioranza di
ETF ed alcuni indici.


OPZIONE EUROPEA


Può essere esercita solo a scadenza. Utilizzata per la maggior
parte degli indici ed una minoranza di azioni (solitamente europee), che
comunque hanno anche le opzioni di tipo americano.






Esistono poi anche opzioni “esotiche”
ma non ci interessano, per il momento.


13. Cogito Ergo Sum – Tattica e Strategia (Parte 2)
















Rimane ora un terzo
ed ultimo ambito di distinzione quello relativo al contesto.


Abbiamo visto
che il pensiero strategico è caratterizzato dal volgere uno sguardo al futuro e,
più importante, fuori dalla nostra sfera individuale, al macro contesto
ambientale in cui ci troviamo e troveremo a vivere e ad operare.
















MACRO AMBIENTE


Si compone della struttura economica,
politica, sociale, legale e tecnologica entro cui ci troviamo ad operare.










Tale caratteristica
è quella centrale poiché, come possiamo facilmente immaginare, il macro
ambiente come sopra definito è quello dagli effetti più ampi e generali sui
nostri risultati di lungo periodo e quello per l’approcciarsi al quale l’utilizzo
della tattica trova uno spazio ed un’utilità estremamente limitati.
















Infatti gli
effetti che il Macro ambiente può avere su di noi e sulla nostra strategia
possono essere i più ampi, per non andare troppo lontano nel tempo basta guardare
a quello che sta succedendo nel mondo con il COVID 19, o a quanto successo per
effetto della crisi 2007/2011. Ma senza andare a scomodare eventi così
disastrosi che, per fortuna, sono piuttosto rari (da cui la definizione di “cigni
neri
”), anche fattori fisiologici come il tasso di inflazione, l’andamento
dei tassi di cambio, la fase di ciclo economico (espansivo o recessivo)
in cui ci troviamo ad operare hanno effetti che non possono essere trascurati.
Fortunatamente questi sono tutti fenomeni abbastanza prevedibili (o meglio, pur
restando fenomeni imprevedibili hanno andamenti non completamente irrazionali,
per lo meno nei paesi industrializzati).


Vi sono poi,
invece, tutta una serie di fenomeni imprevedibili, quali l’introduzione di
nuove tecnologie
, pensiamo all’introduzione dell’Iphone ed alla fine di
Nokia, colosso mondiale della telefonia che, per incapacità nell’adattarsi al
cambiamento è passato da essere uno dei maggiori e più apprezzati produttori di
telefonia mobile all’abbandono totale del settore, oppur pensiamo al cambiamento
dei gusti dei consumatori
che sta duramente colpendo i produttori di “canned
& processed
” food in questi anni (General Mills, Khraft Heinz, Campbel
Soup tra tutti) in favore di cibi più moderni e salutari.


L’essenza e la
ragion d’essere di ogni strategia è appunto quella di fornire un supporto ed
una guida per far fronte all’incertezza, provando a gestire (anziché subire)
 questi e gli altri fattori legati all’inevitabile
cambiamento di contesto che il semplice passare del tempo porta con se.


A riguardo può
compiere scelte (allocazione assets, focus su determinate aziende) o prepararsi
ad utilizzare tattiche diverse (tramite l’implementazione di routine del tipo “IF…THEN”,
non il pensare a cosa fare, ma implementare ora le routine). Qualunque cosa
accada però, non possiamo fingere di dimenticare che ciascuno di questi
fattori con l’ampiamento dell’orizzonte temporale diviene sempre meno
prevedibile
.


Ecco che
appare quindi la terza distinzione, discendente appunto dal diverso contesto a
cui si riferiscono: mentre le tattiche operano a livello particolare, in contesti
definiti, le tematiche tipiche della strategia operano in contesti caratterizzati
da un alto livello di incertezza.























Contesto


Tattica


Strategia


Incerto


X





Certo





X







Ne consegue
che mentre certe soluzioni operative possono essere ripetute allo stesso modo
avendo semplicemente cura di verificare il ripetersi dei presupposti, ad
esempio rollando secondo determinati criteri le PUT che non vogliamo farci
assegnare, le soluzioni individuate a livello di strategia, che per definizione
hanno ad oggetto contesti in continuo mutamento e scarsamente prevedibili hanno
bisogno di un continuo apporto creativo.























Soluzione


Tattica


Strategia


Ripetibile


X





Contestuale





X







Se questo è
vero, è pur vero che mentre le decisioni operative possono essere anche diverse
centinaia al giorno (come nei giorni di scadenza), quelle strategiche devono potersi
contare sulle dita di una mano ogni anni.

























Soluzione


Tattica


Strategia


Dati


Quantitativi, esatti


Qualitativi o Quantitativi imprecisi


Problemi


Determinati


Indeterminati








Avere una
strategia, essere capaci di pensare in modo strategico è essenziale per passare
da una gestione reattiva delle proprie risorse ed investimenti (accade questo
faccio questo) ad una proattiva (temo accadrà questo, adotto queste
contromisure). Tale switch è necessario perché, come COVID ci ha insegnato, quando
un problema avente implicazioni strategiche insorge, spesso è troppo tardi per porvi
rimedio adottando soluzioni operative.  E’ nostra responsabilità, quindi, cercare
di porci sempre un passo avanti rispetto alle sfide che il futuro ci riserva
per non farci cogliere impreparati ma anzi essere in grado per sfruttarle quali
opportunità.



Per concludere, la differenza fondamentale tra pensiero tattico e pensiero strategico, tra gestione operativa e gestione strategica, risiede proprio nel non perdere tempo a pensare quale decisione prenderò domani, ma assumere oggi le decisioni necessarie per far sì che domani mi trovi esattamente nella situazione in cui voglio trovarmi E’ nostra responsabilità, quindi, cercare di porci sempre un passo avanti rispetto alle sfide che il futuro ci riserva per non farci cogliere impreparati ma anzi essere in grado per sfruttarle quali opportunità.



















12. Cogito Ergo Sum – Tattica e Strategia (Parte 1)




Quello che mi ha sempre stupito
del tanto famoso quanto abusato motto cartesiano “Cogito Ergo Sum” è
come riesca a riassumere in sole tre parole sia quello che distingue gli uomini
dagli animali sia gli uomini tra loro. Come è la capacità di pensare che ci
distingue dagli animali, così sono i nostri pensieri che, determinando il
nostro carattere ed il nostro agire nel mondo ci rendono quello che siamo e ci
distinguono da chi non siamo.






Ecco pur nella vastità dei modi
di pensare che possiamo immaginare anche solo guardandoci attorno, credo sia opportuno
per chiunque voglia progredire in qualunque campo soffermarsi un attimo a
pensare sulla distinzione tra pensiero strategico e pensiero tattico (od
operativo).


Entrambe l parole, Strategia
e Tattica derivano dall’antico greco.


Lo Strategos (στρατηγός) nell’antica
Grecia era un'alta carica delle gerarchie militari dell'antica Grecia corrispondente
all'odierno o 
generale che guidava gli eserciti in guerra; la strategia, insomma,
era l’arte dello Stratego, l’arte del Generale, l’arte della guerra.
Di
converso il sostantivo taktikos (τακτικός) il cui significato letterale
era adatto ad ordinare, disporre, seppure anch’esso fosse usato in ambito
bellico era legato alla tecnica con cui si persegue un risultato parziale
mediante l'utilizzo di certi mezzi in un certo momento e in un certo luogo; la
buona tattica era quella cosa che ti faceva vincere la battaglia mentre la
strategia aveva un respiro più ampio: riguardava l'intera gestione delle
risorse al fine di vincere la .


Con questa premessa in mente, è
chiaro come ai nostri fini la prima debba precedere tanto logicamente quanto
temporalmente la seconda poiché l’obbiettivo di una buona strategia di risparmio
e di investimento è quello di farci trovare al posto giusto al momento giusto
con le risorse giuste di modo che possiamo compiere le giuste scelte tattiche.













Strategia


Tattica


Principi


Processi, Metodi







Non cadiamo però nell’errore di
pensare che uno sia più importante o meno necessario dell’altro. Entrambi i
livelli, quello strategico e quello tattico/operativo, sono decisivi per il
successo di qualsiasi operazione.


Anche le problematiche operative,
come il sottovalutare la momentanea illiquidità di un investimento, possono portare
gravi pregiudizi e imperigliare anche la migliore strategia. Entrambi i livelli
devono viaggiare accanto in modo armonico, favorire troppo uno a scapito dell’altro
rischia di creare un grave disequilibrio nell’esecuzione, e rendere il progredire
del piano simile ad un uomo con una gamba più lunga ed una più corta che cerca
di salire una lunga scalinata.


Il primo passo è quindi quello di
imparare a distinguere quelle situazioni che necessitano una riflessione
strategica da quelle che, invece, devono essere risolte sul piano tattico
operativo
.


1.      Una
prima distinzione che possiamo fare è quella relativa all’orizzonte temporale.























Timeframe


Tattica


Strategia


Breve Termine


X





Lungo Termine





X







I problemi legati
alla gestione operativa nascono all’improvviso e, spesso, devono essere fronteggiati
nell’immediato, pensiamo ad una margin call del nostro broker a seguito
del crollo di un titolo o indice verso cui avevamo venduto un cospicuo
quantitativo di PUT non cash secured. Ci eravamo posizionati non a due ma a tre
deviazioni standard (prolungando il timeframe) proprio per evitare questo
scenario, eppure eccolo qui. Che fare?





La gestione
strategica, di converso, è per definizione qualcosa collegata ad un approccio e
ad obbiettivi di lungo periodo, legata alla crescita e sopravvivenza del nostro
patrimonio mediante l’adattamento all’ambiente circostante. L’orizzonte
temporale, salvo sporadici casi, non è mai l’immediato, ma si proietta al
futuro spesso per anni. Logicamente la lunghezza temporale dipenderà dalla
natura della decisione stessa, oltre che dal tasso di variabilità dell’ambiente.


Ad esempio se
per la decisione di un particolare bilanciamento del portafoglio di
investimenti (ad esempio 60 % azioni e  40
% obbligazioni) possiamo tranquillamente parlare di anni, l’adozione di una
strategia orientata ai dividendi growth deve essere implementata per almeno diversi
lustri senza poterci tornarci sopra affinché dia i suoi frutti.


























Timeframe


Visione


Analisi


Azione


Impatto


Breve Termine


Chiara


Veloce


Istantanea


Immediato


Lungo Termine


Sfocata


Approfondita e ripetuta nel tempo


Monitorata periodicamente


Di lungo periodo







Ovviamente le
decisioni di livello strategico, pur avendo orizzonti temporali solitamente
lunghi non sono scritte nella pietra e devono essere revisionate periodicamente
poiché maggiore è l’orizzonte temporale minore è il dettaglio con cui possiamo
fare delle previsioni ed ancora minore è il grado di affidabilità delle stesse.


2.     
Una seconda distinzione è quella relativa alla
magnitudine e soprattutto all’ampiezza degli effetti:























Effetti


Tattica


Strategia


Parziali


X





Generali





X







Se immaginiamo
una riforma complessiva del sistema fiscale paese, con importanti conseguenze
in tema di tassazione delle rendite finanziarie sarà necessario un ripensamento
complessivo della strategia di investimento. Di converso se pensiamo a dati
trimestrali deludenti o al taglio di un dividendo, sicuramente gli strumenti
che adotteremo rientrano nell’ambito del pensiero tattico operativo.


Generalizzando,
mentre alcune problematiche necessitano di un focus (estremamente) limitato per
essere risolte, altre necessitano comunque di mantenere una visione d’insieme
per non creare sbilanciamenti complessivi. Per quest’ultime, dunque, è ancora
una volta necessario fare ricorso al pensiero strategico, a riadattare o
addirittura compiere nuovamente quelle valutazioni d’insieme e di contesto poste
alla base della nostra grande strategia d’investimento.


Il pensiero
strategico, da questo punto vi vista, richiede la capacità di analizzare le
varie componenti del proprio patrimonio anche, e soprattutto, nelle loro interrelazioni
ed il contesto per ridefinire il percorso.









































Focus


Tattica


Strategia


Parziale


X





Generale





X


Interrelazione delle singole parti





X


Contesto Esterno





X


Interrelazione del Contesto sulle singole parti





X







Da questo
punto di vista il pensiero strategico altro non è che il costante adattamento
del proprio patrimonio ai cambiamenti della sua composizione (evitare
sbilanciamenti, evitare concentrazione di rischi
) ed ai cambiamenti del
mondo circostante.




Un altro
ambito che richiede l’adozione di un modo di pensare Strategico è quello relativo
al costo opportunità delle singole scelte. Nonostante La scelta dello
strumento X rispetto allo strumento Y sia squisitamente una scelta tattica (che
dovrebbe basarsi sulla convinzione che il titolo X sia quello in rado di
raggiungere i nostri obbiettivi in tempi più ristetti e con meno rischi), in
realtà dobbiamo sempre tenere a mente che il patrimonio investito non è
composto da tante singole isole, ma è in realtà un ecosistema profondamente interconnesso
sì che la decisione di preferire X ad Y deve essere valutata non solo in
relazione ai diversi profili di rendimento e rischio ama anche, e soprattutto a
come tali profili impattano sul rendimento e sul profilo di rischio dell’intero
portafoglio.







- Continua -


11. “What is it they’ve sent us?” “Hope.”




Non c’è
bisogno di essere un fan sfegatato come me di Star Wars per riconoscere quella
frase.







Per chi non
lo fosse, o per chi non lo fosse altrettanto, la fortunata saga di Star Wars
ebbe inizio nel lontano 1977 con “Episodio IV - Una nuova speranza” da
li una serie di sequel e prequel succedutesi in un arco temporale di oltre 40
anni (!!!) ci hanno intrattenuto raccontandoci la saga della famiglia
Skywalker.





Dal titolo
si capisce bene (nomen omen direbbero i più istruiti) come il
tema della speranza sia un tema centrale in tutta la saga, ed è proprio in uno
dei momenti più bui che tale frase viene pronunciata. Siamo alla fine del film
Rogue One” nel quale più o meno tutti i nostri personaggi preferiti
vengono stati eliminati quando la Principessa Leila riceve un messaggio
inaspettato. Che cosa contiene? Speranza.





Torniamo a
noi, appoggiamo le spade laser (ma solo per un attimo) e chiediamoci, qual è il
nostro “momento più buio” come risparmiatori ed investitori?


Quello in
cui rimandiamo la gratificazione a fronte di più grandi vantaggi domani?


Direi di no.
Il momento più buio per chi, come me, ha cominciato a risparmiare da lavoratore
dipendente per ritagliarsi uno spazio di libertà (finanziaria ma non solo) è
quello in cui, carta e penna (o Excel) alla mano, realizziamo quanto dobbiamo
mettere da parte per poter vivere di rendita felici e tranquilli.





Su internet
possiamo trovare diversi calcolatori, ma levano tutto il divertimento.


Procediamo
con la buona vecchia matematica delle elementari.





Credo
possiamo convenire che una famiglia media (2 adulti ed un bambino), necessiti,
ad oggi, per la propria sopravvivenza di circa 2.000 euro mensili (netti).


















Reddito
Mensile


Mesi Anno


Reddito
Annuo


       2.000,00 €   


12


          24.000,00 €







Per ottenere
un simile rendimento dai nostri investimenti (perché parliamo di reddito)
quanto dobbiamo investire? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima di
tutto procedere con il lordizzarlo, ovvero vedere a quanto euro lordi corrispondono
24.000 euro netti.


Tale
conteggio, ahimè, implica il fare delle prima assumption sulla composizione del
proprio portafoglio in merito alla percentuale di divisione tra componente
obbligazionaria e componente azionaria e dei relativi rendimenti.


Un aliquota
prudente e conservativa, che prevede un 60% di ritorni da dividendi azionari e
un 40% da cedole obbligazionarie si aggira intorno al 21% (al netto delle
eventuali doppie tassazioni per dividendi esteri).


















Reddito
Netto


Aliquota
media


Reddito Lordo


24.000,00 €


21%


28.944,00 €







Possiamo
adesso procedere con il calcolo del capitale necessario.


A riguardo
ci viene in soccorso la regola del 25 che ci fornisce una stima di quanti soldi
dobbiamo accantonare per poter poterci definire finanziariamente
indipendenti.  Basta moltiplicare il
reddito atteso per, appunto 25.
















Reddito
Atteso


Capitale
Necessario


28.944,00 €


723.600,00







Se già qui
cominciamo a vacillare psicologicamente, dobbiamo poi considerare che affinché
la regola del 25 funzioni, il capitale preso in considerazione deve essere 100%
investito, e non si devono considerare quindi eventuali somme tenute liquide o
impegnate a protezione del principale (ad esempio in CD o PUT protettive).


Sarebbe
quindi corretto calcolare un cuscino sia per coprire gli eventuali anni di
rendimenti sotto la media sia per tenere conto della liquidità e degli
strumenti non produttivi di cedole e dividendi (circa il 25/30 %)














Capitale
Consigliato


922.590,00







Tale
importo, comunque, non tiene inoltre conto dell’inflazione che, se stimata
intorno alla media storica del 3% può portare a incrementi anche molto
consistenti nel lungo periodo secondo i seguenti coefficienti stimati:

































Anni alla
pensione


Coefficiente


Capitale
Necessario


10


Moltiplicare
per 1,5


1.383.885,00


15


Moltiplicare
per 1,8


1.660.662,00


20


Moltiplicare
per 2,2


2.029.698,00


25


Moltiplicare
per 2,7


2.490.993,00










Se può sembrare tanto, vi dico che
sono stato prudente. Vi dico però anche che, come iniziai questo post, vi è
speranza
per tutti.


Quale?




Nei prossimi post. Nel frattempo
fatevi forza, anzi no, che la forza sia con voi.


venerdì 20 marzo 2020

10. L'importanza del giusto blend




Sicuramente la parte più difficile dell’imparare a risparmiare è quella di
cambiare la propria relazione con i soldi. A livello concettuale ho sempre
saputo di dover spendere meno di quello che guadagnavo, ma mano a mano che
progredivo con la mia vita mi sono sempre più reso conto come il money
management
non fosse solo una questione di matematica, quanto piuttosto qualcosa
di legato alla parte più intima di noi, al conoscere noi stessi, molto più
vicino al costruire una disciplina interiore ed imparare a vedere i soldi in
modo nuovo che alla contabilità da ragionieri.





Ecco il primo di alcuni trucchi che ho imparato e che, dopo averli
applicati personalmente, mi sento di consigliare:





L’importanza di trovare il giusto blend tra breve termine e lungo
termine nel fissare i propri obbiettivi finanziari.





Una delle frasi più citate (e fraintese) di J. M. Keynes è quella
che nel lungo periodo siamo tutti morti. Sebbene le interpretazioni
proposte online spesso oscillino da quella più lapalissiana a quelle più
orientate allo YOLO (“you only live once”) spesso senza soluzione di
continuità, anche le persone più ostinate non possono non riconoscere come,
nonostante il risparmiare per i tempi bui sia la cosa più giusta da fare,
spesso non sia la più facile e comunque certamente non è la più piacevole o,
soprattutto, quello più motivante.


E sappiamo quanto la motivazione sia importante mantenere vivo il focus e raggiungere
un qualsiasi obbiettivo che ci siamo prefissati.


Un escamotage utile può essere quello di spezzare gli obbiettivi di
lunghissimo periodo (come quello di garantirsi una rendita complementare per vivere
confortevolmente gli anni del pensionamento) in spezzoni più brevi
raggiungibili in un numero di anni limitato, due o al massimo tre. In questo
caso l’importante, oltre a non dimenticare come gli obbiettivi debbano essere
specifici sia nella determinatezza (cosa voglio raggiungere) che nell’elemento
temporale (quando voglio raggiungerlo), è collegare agli obbiettivi un aspetto emotivo
e motivazionale.


Risparmiare per permettersi qualcosa nella fase finale della propria vita, per
quanto importante, è infatti infinitamente meno motivante che risparmiare per
permettersi il regalo alla moglie per l’anniversari, la vacanza in estate, la macchina
nuova, o la casa in campagna.


Per costruire l’abitudine al risparmio necessaria, dobbiamo abituarci
a ragionare da risparmiatori, e per farlo dobbiamo essere emotivamente coinvolti
nella scelta di risparmiare e del perché si risparmia.


Dobbiamo uscire dalla mentalità del risparmio come punizione e
maturare la consapevolezza che risparmiare è uno dei modi migliori per
diventare padroni della nostra vita. Pensare al risparmio come ad un male
necessario è una struttura di pensiero da eliminare quanto prima nel nostro
percorso verso la libertà finanziaria.





In questo senso imparare a costruire il giusto blend tra obbiettivi
di breve e lungo periodo è importante ed essenziale.


Sebbene la scelta più razionale sia quella di rimandare al più tardi possibile
la gratificazione, non dobbiamo dimenticarci che non siamo econs
ma esseri umani con pensieri ed emozioni e che senza la giusta motivazione, la
giusta disciplina e le giuste routine, nessun obbiettivo può essere raggiunto.





Fermiamoci quindi a pensare alle cose che più desideriamo per noi durante
le nostre giornate e non vergogniamoci di inserirle nella lista dei nostri
obbiettivi per i quali stiamo risparmiando. Facciamone una lista e cerchiamo di
estrapolarne qualcosa, che cosa ci motiva di più? Quali sono i nostri
obbiettivi? E utilizziamo questa nuova consapevolezza per progettare la nostra
vita ed il nostro percorso di risparmiatori di piccoli e grandi obbiettivi che
aiutino a tenere viva la fiamma della motivazione.


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