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mercoledì 24 maggio 2023

50 - La Volatilità di portafoglio

Nel mondo degli investimenti, la volatilità di portafoglio svolge un ruolo cruciale nella gestione del rischio. Mentre nel post precedente abbiamo esplorato la volatilità e la varianza riferiti a singole azioni, a questo punto, però, come investitori è altrettanto importante comprendere come la volatilità si estenda al livello del portafoglio. In questo articolo, esamineremo la volatilità di portafoglio, il suo significato e come può essere gestita per ottenere un bilancio appropriato tra rischio e rendimento. Scopriremo anche alcune strategie per diversificare il portafoglio e ridurre la volatilità complessiva.

La volatilità di portafoglio

La volatilità di portafoglio si riferisce alla misura della variazione dei rendimenti complessivi di un portafoglio di investimenti nel tempo. A differenza della volatilità delle singole azioni, che misura la variazione dei prezzi di un singolo titolo, la volatilità di portafoglio tiene conto delle correlazioni e delle interazioni tra gli strumenti finanziari all'interno di un portafoglio. Questo fornisce una valutazione più accurata del rischio complessivo dell'intero portafoglio.

Supponiamo ad esempio di avere un portafoglio che comprende azioni di diverse società, obbligazioni e un fondo comune di investimento immobiliare. Ogni componente del portafoglio ha la propria volatilità individuale. Tuttavia, quando vengono combinati, le correlazioni tra gli strumenti possono influenzare la volatilità complessiva del portafoglio.

Ad esempio, se le azioni di società A e società B sono altamente correlate, il loro prezzo può muoversi in modo simile. Ciò potrebbe aumentare la volatilità del portafoglio se entrambe le azioni subiscono fluttuazioni significative. D'altra parte, se le obbligazioni nel portafoglio hanno una bassa correlazione con le azioni, possono offrire una certa stabilità e ridurre la volatilità complessiva del portafoglio.

La Correlazione

La correlazione tra le diverse asset class svolge un ruolo fondamentale nella gestione della volatilità di portafoglio. La correlazione misura la relazione statistica tra due asset class e può variare da -1 a +1.

  • Correlazione positiva: Se due asset class hanno una correlazione positiva, significa che tendono a muoversi nella stessa direzione. Ad esempio, le azioni e i titoli ad alto rendimento possono avere una correlazione positiva perché entrambi sono influenzati dagli stessi fattori di mercato, come le condizioni economiche generali. Quando le azioni salgono, è probabile che anche i titoli ad alto rendimento si apprezzino, aumentando la volatilità complessiva del portafoglio.
  • Correlazione negativa: Se due asset class hanno una correlazione negativa, significa che tendono a muoversi in direzioni opposte. Ad esempio, le obbligazioni di qualità elevata e gli asset rifugio, come l'oro, possono avere una correlazione negativa con le azioni. Durante periodi di turbolenza dei mercati azionari, gli investitori spesso cercano sicurezza nelle obbligazioni o nell'oro, che possono agire come un'assicurazione contro la volatilità del mercato.
  • Correlazione neutra o scarsa: Alcune asset class possono avere una correlazione neutra o scarsa tra loro, il che significa che non vi è una relazione significativa tra i loro movimenti di prezzo. Ad esempio, le obbligazioni di qualità elevata possono avere una correlazione neutra con i mercati azionari. Questo può essere utile per la riduzione della volatilità di portafoglio, poiché l'inclusione di asset con correlazione neutra può contribuire a mitigare il rischio complessivo.

L'utilizzo di asset class con correlazione negativa o neutra può essere una strategia efficace per diversificare il portafoglio e ridurre la volatilità. In questo modo, quando una parte del portafoglio subisce una performance negativa, l'altra parte può compensare le perdite o mantenere una certa stabilità.

Ad esempio, un investitore potrebbe allocare parte del suo portafoglio in azioni e parte in obbligazioni di qualità elevata. Durante periodi di forti cali dei mercati azionari, le obbligazioni possono agire come un'ammortizzatore per le perdite, riducendo la volatilità complessiva del portafoglio. D'altra parte, quando i mercati azionari sono in crescita, le azioni possono fornire un'opportunità di rendimento più elevato, bilanciando il portafoglio.

La comprensione della correlazione tra le varie asset class è essenziale per costruire un portafoglio ben diversificato e gestire la volatilità complessiva. Effettuare un'analisi approfondita della correlazione storica e monitorare regolarmente le dinamiche di correlazione può aiutare gli investitori a prendere decisioni più informate nella gestione del rischio del portafoglio.

Gestione della volatilità di portafoglio

La gestione della volatilità di portafoglio è essenziale per creare un portafoglio bilanciato che offra un'adeguata combinazione di rischio e rendimento e non può prescindere da una adeguata comprensione del grado di correlazione tra i vari elementi presenti nel portafoglio. Ecco alcune strategie comuni utilizzate per gestire la volatilità di portafoglio:

  • Diversificazione: Una delle principali strategie per ridurre la volatilità di portafoglio è la diversificazione. Investire in una varietà di asset classes, settori e geografie può aiutare a ridurre il rischio complessivo del portafoglio. Quando un'area del mercato è sotto pressione, altre aree possono compensare le perdite.
  • Asset allocation: L'allocazione degli asset è un processo di bilanciamento degli investimenti tra azioni, obbligazioni, liquidità e altri strumenti finanziari che tiene conto degli obiettivi di rischio e rendimento dell'investitore. Una corretta allocazione degli asset può aiutare a ridurre la volatilità di portafoglio distribuendo il capitale in modo equilibrato tra diverse classi di attività che hanno diversi profili di rischio e rendimento.
  • Uso di strumenti di copertura (hedging): Gli strumenti di copertura, come i contratti futures o le opzioni, possono essere utilizzati per mitigare il rischio di fluttuazione dei prezzi. Ad esempio, un investitore può acquistare contratti futures per proteggere il proprio portafoglio dalle perdite in caso di una significativa correzione di mercato.
  • Riequilibrio periodico: È importante monitorare regolarmente il portafoglio e riequilibrarlo se necessario. Ciò implica vendere o acquistare determinati asset per riportare l'allocazione agli obiettivi prefissati. Il riequilibrio periodico può aiutare a mantenere una volatilità di portafoglio controllata nel tempo.

Effetti della volatilità sui rendimenti

La volatilità può avere effetti significativi sui rendimenti degli investimenti a breve, medio e lungo termine. Vediamo come la volatilità può influenzare i diversi orizzonti temporali:

  • Rendimenti a breve termine: A breve termine, la volatilità può causare fluttuazioni significative dei prezzi degli asset. I movimenti di mercato improvvisi e la volatilità possono creare opportunità per i trader a breve termine di trarre profitto dalle oscillazioni dei prezzi. Tuttavia, la volatilità può anche portare a perdite se le previsioni di mercato sono errate. Gli investitori a breve termine devono monitorare attentamente la volatilità e adottare strategie che si adattino alle condizioni di mercato.
  • Rendimenti a medio termine: A medio termine, la volatilità può avere un impatto sia positivo che negativo sui rendimenti degli investimenti. Se la volatilità è elevata, potrebbe esserci una maggiore probabilità di fluttuazioni significative dei prezzi, che potrebbero portare a perdite. Tuttavia, la volatilità può anche creare opportunità di acquisto per gli investitori che cercano di capitalizzare su azioni o asset sottostanti che sono sopravvalutati o sottovalutati. Gli investitori a medio termine dovrebbero adottare un approccio bilanciato, considerando sia i rischi che le opportunità che la volatilità può presentare.
  • Rendimenti a lungo termine: A lungo termine, la volatilità può essere attenuata e i rendimenti tendono a essere meno influenzati dalle fluttuazioni di breve periodo. Nel corso di molti anni, i mercati finanziari tendono a mostrare una tendenza al rialzo generale nonostante la volatilità a breve termine. Gli investitori a lungo termine possono trarre vantaggio dalla volatilità attraverso l'effetto della mediazione: l'acquisto di asset a prezzi più bassi durante periodi di volatilità può portare a rendimenti superiori nel lungo periodo quando i prezzi si riprendono. La chiave è avere una visione a lungo termine e una strategia di investimento solida che tenga conto della volatilità come parte integrante del processo di investimento.
È importante comunque sottolineare che gli effetti della volatilità possono variare a seconda del tipo di asset o classe di attività considerata, nonché delle condizioni specifiche di mercato. Gli investitori devono valutare attentamente i propri obiettivi, la tolleranza al rischio e l'orizzonte temporale per adottare una strategia di investimento appropriata che tenga conto degli effetti della volatilità sui rendimenti.

lunedì 22 maggio 2023

49 - La Volatilità e la Varianza

La volatilità delle azioni e la varianza sono due concetti strettamente correlati. La varianza è un'altra misura statistica utilizzata per valutare la dispersione dei dati rispetto alla loro media. La volatilità è semplicemente la radice quadrata della varianza.

Volatilità

La volatilità delle azioni è un concetto fondamentale nel mondo degli investimenti e del trading. Rappresenta la misura della variazione dei prezzi delle azioni nel tempo e riflette l'incertezza e il rischio associati a un particolare titolo o a un mercato nel suo complesso. In altre parole, la volatilità indica quanto velocemente e in che misura il prezzo di un'azione può fluttuare.

Come Misurare la Volatilità passo passo

Ci sono diversi metodi per misurare la volatilità, ma il più comune è l'utilizzo della deviazione standard dei rendimenti giornalieri o dei rendimenti storici.

La deviazione standard è una misura statistica che indica quanto i dati si discostano dalla media. Applicata ai rendimenti delle azioni, la deviazione standard misura l'ampiezza delle fluttuazioni dei prezzi rispetto alla loro media nel tempo. Una deviazione standard più alta indica una maggiore volatilità, mentre una deviazione standard più bassa indica una volatilità ridotta.

Per calcolare la volatilità mensile di un qualsiasi titolo, è necessario avere a disposizione un set di dati storici che contenga i prezzi di chiusura delle azioni per ogni giorno lavorativo del mese preso in considerazione. 

Ecco i passaggi per calcolare la volatilità mensile:

  1. Calcolare i rendimenti giornalieri: Calcola la variazione percentuale tra il prezzo di chiusura di ogni giorno e il prezzo di chiusura del giorno precedente. Ad esempio, supponiamo di avere i seguenti rendimenti giornalieri per il mese di maggio.
    Ad esempio .
        1 maggio: +1%
        2 maggio: -0.5%
        3 maggio: +0.8%
        ...
        31 maggio: +0.2%

  2. Calcolare la media dei rendimenti giornalieri: Somma tutti i rendimenti giornalieri e dividi per il numero totale di giorni lavorativi nel mese.

    Ad esempio, supponiamo che ci siano stati 22 giorni lavorativi a maggio e la somma dei rendimenti giornalieri sia 5%. Quindi, la media dei rendimenti giornalieri sarà 5% / 22 = 0.2273% (arrotondato a quattro decimali)

  3. Calcolare le differenze tra i rendimenti giornalieri e la media: Sottrai la media dei rendimenti giornalieri da ciascun rendimento giornaliero e registra le differenze.
    Continuando nel nostro esempio:
        Differenza 1 maggio: +0.7727% (= 1% - 0.2273%)
        Differenza 2 maggio: -0.7273% (= -0.5% - 0.2273%)
        Differenza 3 maggio: +0.5727% (= 0.8% - 0.2273%)
        ...
        Differenza 31 maggio: -0.0273% (= 0.2% - 0.2273%)

  4. Calcolare il quadrato delle differenze: Eleva al quadrato ciascuna delle differenze calcolate al punto precedente.
    Sempre continuando nel nostro esempio:
        Quadrato della differenza 1 maggio: 0.59719729% (= 0.7727%^2)
        Quadrato della differenza 2 maggio: 0.53030329% (= -0.7273%^2)
        Quadrato della differenza 3 maggio: 0.32798729% (= 0.5727%^2)
        ...
        Quadrato della differenza 31 maggio: 0.00074329% (= -0.0273%^2)

  5. Calcolare la media dei quadrati delle differenze: Somma tutti i quadrati delle differenze e dividi per il numero totale di giorni lavorativi nel mese.

        Somma dei quadrati delle differenze = 2.87654906%
        Media dei quadrati delle differenze = 0.13075314% (arrotondato a otto decimali)

  6. Calcolare la volatilità mensile: Prendi la radice quadrata della media dei quadrati delle differenze calcolata al punto precedente. Questo valore rappresenterà la volatilità mensile del titolo scelto.

    Radice quadrata della media dei quadrati delle differenze = √0.13075314% ≈ 0.3617% (arrotondato a quattro decimali)

    Concludendo il nostro esempio, quindi, possiamo dire che la volatilità mensile del nostro titolo per il mese preso in considerazione è approssimativamente del 0.3617%. Ciò indica che, in media, ci si può aspettare che i prezzi fluttuino di circa lo 0.3617% al mese. Maggiore è la volatilità, maggiore è la probabilità di fluttuazioni significative dei prezzi delle azioni nel periodo considerato.

È importante notare che il calcolo della volatilità si basa sui dati storici e rappresenta una stima della volatilità futura delle azioni. Tuttavia, le condizioni di mercato possono cambiare nel tempo e influenzare la volatilità effettiva delle azioni. Pertanto, è sempre consigliabile prendere in considerazione anche altri fattori e utilizzare più strumenti di analisi per valutare il rischio e prendere decisioni di investimento informate.

Varianza

Mentre la deviazione standard viene comunemente utilizzata per misurare la volatilità delle azioni, la varianza fornisce una misura più dettagliata della dispersione dei dati rispetto alla media, rispetto alla deviazione standard. La varianza tiene conto di tutte le differenze individuali dai dati di riferimento e le eleva al quadrato, permettendo di valutare quanto i dati si discostano dalla media in modo più accurato.

Tuttavia, la varianza può essere più difficile da interpretare perché è espressa in unità di misura quadratiche rispetto ai dati originali. Pertanto, la deviazione standard, che è la radice quadrata della varianza, viene spesso utilizzata perché ritorna ai valori originali e fornisce una misura più intuitiva della volatilità.

Quindi, mentre la varianza offre una misura più dettagliata della dispersione, la deviazione standard (che è la radice quadrata della varianza) è più comunemente utilizzata per valutare e confrontare la volatilità delle azioni e dei mercati. La varianza rappresenta la media dei quadrati delle differenze tra i dati e la loro media. Un valore di varianza più elevato indica una maggiore dispersione dei dati e, di conseguenza, una volatilità più alta.

Per calcolare la varianza dei rendimenti delle azioni, è necessario elevare al quadrato le differenze tra i rendimenti giornalieri e la loro media, quindi calcolare la media di questi quadrati. Successivamente, è possibile ottenere la volatilità prendendo la radice quadrata della varianza.

Mentre la varianza può essere utile per l'analisi approfondita della volatilità, la deviazione standard è più comunemente utilizzata perché è espressa nella stessa unità di misura dei dati originali, facilitando l'interpretazione e il confronto tra diverse azioni o mercati.

Ad esempio:

supponiamo di confrontare due azioni: Azione A e Azione B. La volatilità dell'Azione A è espressa da una deviazione standard del 10%, mentre la volatilità dell'Azione B è di 15%. Possiamo concludere che l'Azione B è più volatile dell'Azione A perché ha una deviazione standard più alto; allo stesso modo, se confrontiamo le varianze delle stesse due azioni, potremmo trovare una varianza dell'Azione A pari a 100 e una varianza dell'Azione B pari a 225. La varianza dell'Azione B è maggiore, indicando una maggiore dispersione dei dati rispetto alla media rispetto all'Azione A.

In sostanza, la volatilità delle azioni e la varianza forniscono informazioni importanti agli investitori per valutare il rischio associato a un'azione o a un mercato. La volatilità misurata dalla deviazione standard è più comunemente utilizzata per valutare e confrontare la volatilità tra diverse azioni, mentre la varianza offre una misura più approfondita della dispersione dei dati rispetto alla media. Entrambi i concetti sono utili per prendere decisioni di investimento informate e gestire il rischio.

venerdì 19 maggio 2023

48 - Titoli italiani ad alto rendimento - 101

Se sei un "cassettista" italiano, o d un investitore interessato a costruire un portafoglio di azioni italiane a lungo termine, ci sono diverse azioni che potrebbero attirare la tua attenzione e che potrebbero aiutarti a migliorare la tua situazione finanziaria. Gli investimenti in titoli azionari italiani ad alto rendimento, infatti, potrebbero essere un'opzione interessante da considerare. In questo breve post, esploreremo i motivi per cui può essere vantaggioso investire in titoli italiani, le potenziali opportunità e i rischi associati, nonché le azioni italiane a maggiore capitalizzazione che offrono dividendi stabili nel corso degli anni.

Vantaggi per investire in titoli italiani ad alto dividendo

Investire in titoli italiani offre diversi vantaggi per i cittadini italiani. 

  1. Uno dei principali vantaggi riguarda la tassazione dei dividendi. Attualmente, i dividendi ricevuti da società italiane sono soggetti a una tassazione agevolata rispetto ad altre forme di reddito. L'aliquota è fissa al 26% per i dividendi distribuiti da società italiane, a differenza delle imposte sul reddito ordinario che possono raggiungere aliquote superiori. 
  2. Un altro dei vantaggi degli investimenti in titoli italiani è la mancanza di rischio di cambio. Quando si investe in azioni italiane, soprattutto per i cittadini italiani, non ci si espone al rischio di fluttuazioni dei tassi di cambio tra diverse valute. Questo può essere particolarmente vantaggioso per coloro che desiderano evitare l'incertezza associata alle variazioni dei tassi di cambio e preferiscono mantenere i propri investimenti in valuta nazionale. Investire in titoli italiani consente quindi di concentrarsi maggiormente sui fondamentali delle società e sui fattori specifici del mercato italiano, senza preoccuparsi dei movimenti valutari. 

Questi aspetti, specie se considerati congiuntamente, possono rappresentare un elemento di stabilità e sicurezza per gli investitori interessati al mercato azionario italiano.

Svantaggi per investire in titoli italiani ad alto dividendo

Tuttavia, investire in titoli italiani ad alto rendimento comporta anche alcuni rischi che è importante prendere in considerazione. 

  1. Volatilità dei prezzi delle azioni: Come per tutti gli investimenti azionari, le azioni italiane possono essere soggette a fluttuazioni dei prezzi. Le variazioni di prezzo possono essere influenzate da molteplici fattori, come i risultati finanziari delle società, gli sviluppi del settore di riferimento, le notizie di mercato e i cambiamenti delle condizioni economiche. La volatilità può portare a perdite temporanee o permanenti per gli investitori, pertanto è importante essere preparati a gestire questo rischio.
  2. Andamento del mercato azionario italiano: L'andamento del mercato azionario italiano può essere influenzato da fattori specifici del paese, come la politica interna, le politiche fiscali, le condizioni macroeconomiche e gli eventi geopolitici. Questi fattori possono avere un impatto significativo sui prezzi delle azioni italiane. È importante monitorare attentamente il contesto di mercato e valutare come questi fattori possono influenzare gli investimenti.
  3. Condizioni economiche globali: Le condizioni economiche globali, come le fluttuazioni dei tassi di interesse, le tensioni commerciali internazionali e le crisi finanziarie, possono avere un impatto sugli investimenti in azioni italiane. Poiché l'economia italiana è collegata all'economia globale, le condizioni economiche esterne possono influenzare la crescita e la redditività delle società italiane. Gli investitori dovrebbero considerare attentamente questi fattori globali nel prendere decisioni di investimento.
È importante notare che questi rischi non sono esclusivi degli investimenti in azioni italiane, ma possono applicarsi a qualsiasi investimento azionario. Tuttavia, nel contesto specifico delle azioni italiane, è essenziale valutare attentamente questi rischi e diversificare il proprio portafoglio per mitigare gli impatti negativi potenziali

Capitalismo di Stato e dividendi

È importante menzionare che in alcune industrie chiave in Italia, vi è una presenza significativa del capitalismo di stato. Questo significa che lo Stato italiano detiene una partecipazione di controllo o una forte influenza in determinate società. 

Questo può offrire alcuni vantaggi, come:

  • Stabilità e sostegno finanziario: Le società controllate dallo Stato possono beneficiare di una maggiore stabilità finanziaria e di un sostegno diretto del governo italiano. Ciò può fornire una protezione aggiuntiva in periodi di instabilità economica o crisi finanziarie.
  • Accesso a risorse strategiche: Le società controllate dallo Stato possono avere accesso a risorse strategiche di importanza nazionale, come infrastrutture critiche o risorse naturali. Questo può offrire loro un vantaggio competitivo nel settore e contribuire alla loro sostenibilità a lungo termine.
  • Regolamentazione favorevole: Le società controllate dallo Stato possono beneficiare di una regolamentazione favorevole o di incentivi specifici dal governo italiano. Questo può includere agevolazioni fiscali, sovvenzioni o politiche di protezione del mercato.

Tuttavia, è importante essere consapevoli che il coinvolgimento del governo può anche comportare alcuni svantaggi o sfide. 

Ad esempio:

  • Interferenza politica: Le decisioni aziendali delle società controllate dallo Stato potrebbero essere influenzate da considerazioni politiche, che potrebbero non essere sempre allineate agli interessi degli azionisti o alla massimizzazione del valore per gli investitori.
  • Mancanza di flessibilità: Le società controllate dallo Stato potrebbero essere soggette a una maggiore burocrazia e a procedure decisionali più complesse rispetto alle società private. Ciò potrebbe limitare la loro agilità nel rispondere rapidamente ai cambiamenti del mercato o alle opportunità di crescita.

In conclusione, investire in titoli italiani ad alto rendimento, come quelli con una storia di dividendi stabili nel corso degli anni, può offrire opportunità interessanti per i cittadini italiani. Tuttavia, è importante valutare attentamente i rischi, diversificare il portafoglio e prendere decisioni informate basate sull'analisi fondamentale delle società. 

giovedì 11 maggio 2023

42 - CEF - Una guida completa agli investimenti nei Fondi Comuni di Investimento a Capitali Chiusi

I Closed-End Funds (CEF) sono uno strumento di investimento popolare tra gli investitori che cercano una fonte stabile di rendimenti. In questo articolo, esploreremo cosa sono i CEF, le loro differenze rispetto ad altri strumenti di investimento, i loro rischi e vantaggi particolari. Inoltre, spiegheremo come i CEF possono essere una scelta intelligente per gli investitori che cercano dividendi.

Cosa sono i CEF?

Un Closed-End Fund (CEF) è un fondo comune di investimento che raccoglie denaro da più investitori e lo investe in un portafoglio di azioni, obbligazioni o altri strumenti finanziari. A differenza degli Exchange-Traded Funds (ETF), i CEF hanno un numero limitato di azioni in circolazione e non creano nuove azioni per rispondere alla domanda degli investitori. Ciò significa che i CEF possono essere scambiati solo sui mercati azionari come qualsiasi altra azione, ed il prezzo di mercato delle azioni di un CEF può essere superiore o inferiore al valore patrimoniale netto (NAV) del fondo.

Differenze tra CEF ed altri strumenti di investimento

A differenza degli ETF, i CEF non creano nuove azioni per soddisfare la domanda degli investitori, il che significa che il prezzo delle azioni di un CEF può essere influenzato da fattori come la domanda e l'offerta. Tuttavia, i CEF offrono una maggiore flessibilità di investimento rispetto agli ETF, in quanto non sono tenuti a replicare un indice specifico. Inoltre, i CEF possono utilizzare strategie di investimento più complesse, come l'uso di leva finanziaria, che consente ai fondi di generare rendimenti più elevati ma anche di aumentare i rischi.

Rischi particolari dei CEF

I CEF possono essere più rischiosi di altri strumenti di investimento a causa della loro struttura di finanziamento. I CEF spesso impiegano leve finanziarie, il che significa che i fondi possono prendere in prestito denaro per aumentare la dimensione del portafoglio e generare rendimenti più elevati. Tuttavia, ciò aumenta anche i rischi, poiché i CEF possono essere più esposti alle fluttuazioni del mercato. Inoltre, i CEF possono adottare una politica di distribuzione dei dividendi che supera il loro reddito ordinario, che potrebbe mettere in pericolo la sostenibilità dei rendimenti nel lungo periodo.

Vantaggi particolari dei CEF

I CEF possono essere un'ottima scelta per gli investitori che cercano un reddito stabile da dividendi. I CEF generano spesso rendimenti più elevati rispetto ad altri strumenti di investimento, come i fondi comuni di investimento e gli ETF. Inoltre, i CEF possono offrire la possibilità di investire in una vasta gamma di attività, compresi titoli di debito ad alto rendimento e azioni a dividendo elevato. Inoltre, i CEF spesso offrono sconti sul prezzo di mercato rispetto al valore patrimoniale netto (NBV), il che significa che gli investitori possono acquistare azioni di un CEF a un prezzo inferiore al valore reale degli asset sottostanti. Questo può offrire opportunità di valore agli investitori che cercano un potenziale apprezzamento del capitale.

Inoltre, i CEF possono fornire una gestione attiva del portafoglio. I gestori dei CEF hanno la flessibilità di cercare opportunità di investimento al di fuori degli indici di riferimento, cercando titoli che offrano rendimenti elevati o opportunità di crescita. Questa gestione attiva può consentire ai CEF di adattarsi meglio alle condizioni di mercato e di sfruttare le opportunità al momento giusto.

Aspetti degni di attenzione

Ecco alcuni esempi di aspetti da attenzionare associati ai Closed-End Funds (CEF):

  • Leva finanziaria: I CEF possono utilizzare la leva finanziaria per amplificare i rendimenti. Ciò significa che il fondo prende in prestito denaro per aumentare il valore del portafoglio. Tuttavia, la leva finanziaria comporta un rischio maggiore poiché può amplificare anche le perdite. Se i mercati si muovono contro il fondo, l'effetto della leva finanziaria può causare perdite significative agli investitori.
  • Sconto/premio rispetto al NAV: A differenza degli ETF, i CEF possono essere negoziati con uno sconto o un premio rispetto al loro valore patrimoniale netto (NAV). Uno sconto indica che il prezzo delle azioni del CEF è inferiore al valore degli asset sottostanti nel portafoglio. D'altro canto, un premio indica che il prezzo delle azioni del CEF è superiore al valore del portafoglio. Gli investitori devono considerare se l'acquisto di un CEF con uno sconto o un premio sia vantaggioso in base alle condizioni di mercato e alla strategia di investimento.
  • Distribuzione dei dividendi: I CEF spesso distribuiscono i dividendi ai propri investitori. Tuttavia, è importante notare che una politica di distribuzione dei dividendi che supera il reddito ordinario può essere insostenibile nel lungo periodo. Alcuni CEF potrebbero pagare dividendi elevati semplicemente restituendo il proprio capitale agli investitori, il che potrebbe influire negativamente sul valore del fondo nel tempo.
  • Gestione attiva del portafoglio: A differenza degli ETF che tendono a seguire un indice di riferimento, i CEF offrono una gestione attiva del portafoglio. Ciò significa che i gestori dei CEF hanno la flessibilità di selezionare e gestire gli investimenti in base alle loro prospettive di mercato. Questa gestione attiva può comportare decisioni di investimento più complesse e rischiose rispetto a un approccio passivo.
  • Liquidità limitata: A causa della loro struttura, i CEF possono avere una liquidità limitata. Poiché vengono negoziati come azioni sul mercato, la liquidità dipende dalla domanda e dall'offerta degli investitori. In periodi di mercato volatile o in situazioni di scarsa domanda, potrebbe essere difficile acquistare o vendere azioni di un CEF senza influenzare significativamente il prezzo di mercato.

 

È importante comprendere questi aspetti più complessi dei CEF per valutare se sono adatti al proprio profilo di rischio e agli obiettivi di investimento. Un'attenta analisi dei fondi specifici e una consulenza finanziaria qualificata possono aiutare gli investitori a prendere decisioni informate.

In conclusione, i Closed-End Funds offrono un'opzione interessante per gli investitori che cercano una fonte stabile di dividendi e sono disposti ad assumere una maggiore complessità e rischio rispetto ad altri strumenti di investimento. Tuttavia, è fondamentale svolgere una ricerca approfondita su ciascun CEF specifico prima di investire, valutando attentamente i rischi e i potenziali rendimenti. Inoltre, è sempre consigliabile consultare un consulente finanziario qualificato per valutare se i CEF sono adatti alle tue esigenze e obiettivi finanziari.

lunedì 6 marzo 2023

31. Investire in Dividendi - Rischi & Inflazione

L'investimento in azioni che corrispondono dividendi è una strategia di investimento popolare tra gli investitori. I dividendi sono una parte dei profitti che le aziende distribuiscono agli azionisti come remunerazione per il capitale investito e, nel lungo periodo, possono diventare una componente imoprtante del total return di un investimento azionario. In generale, infatti, i dividendi rappresentano una fonte di reddito passivo che può contribuire a compensare eventuali fluttuazioni del prezzo delle azioni. Uno studio condotto dalla società di gestione del risparmio Dimensional Fund Advisors ha rilevato che, negli ultimi 10 anni, i dividendi hanno rappresentato circa il 40% del rendimento totale degli investimenti azionari negli Stati Uniti. Ciò significa che se un investitore avesse investito in azioni a dividendo elevato, avrebbe potuto ottenere un rendimento complessivo maggiore rispetto a un investimento in azioni a dividendo più basso. E' importante notare che i dividendi non sono garantiti e possono essere modificati dalla società emittente in base alle sue esigenze, quindi non devono essere considerati come una fonte sicura di reddito sicura. Inoltre è importante considerare la tassazione applicata sui dividendi che, soprattutto quando si compra su mercati esteri (e dunque si è soggetti a doppia tassazione) può intaccare in modo anche molto rilevante il dividendo staccato.

Rischi della strategia

La strategia di cattura dei dividendi, sebbene possa sembrare attraente per gli investitori alla ricerca di una fonte di reddito passivo, presenta anche alcuni rischi certamente non trascurabili.

In primo luogo, è importante notare che il rendimento dei dividendi dipende dalla performance delle singole società emittenti le azioni scelte per la strategia. Infatti se l'azienda non è in grado di mantenere o aumentare i dividendi, gli investitori potrebbero vedere un calo del reddito passivo generato dalle loro azioni. Ancora peggio, l'emittente potrebbe trovarsi in difficoltà finanziarie da parte della società, per far fronte alle quali ben potrebbe decidere di ridurre o eliminare i dividendi per conservare liquidità. Questo infatti potrebbe causare non solo una riduzione della redditività dell'investimento per l'investitore, ma anche -ed ancor più rilevante - una perdita in conto capitale.
Infine, ricordiamoci che a differenza delle cedole di una obbligazione, le aziende possono decidere di interrompere o ridurre i dividendi in qualsiasi momento, il che può avere un impatto significativo sugli investitori che dipendono da questi pagamenti per il loro reddito.

Un altro rischio è quello di una scarsa crescita del dividendo. Se un'azienda non riesce a mantenere un tasso di crescita soddisfacente dei dividendi, gli investitori potrebbero essere delusi dalle aspettative di rendimento a lungo termine. Questo rischio è grandemente maggiore in tempi, come questi, di alta inflazione.

Inoltre, gli investitori che utilizzano questa strategia potrebbero anche essere esposti al rischio di concentrazione, poiché la loro attenzione è concentrata esclusivamente su azioni che pagano dividendi elevati, ignorando potenziali opportunità di investimento in altre aree del mercato.

Ancora, investire solo in azioni con un alto rendimento di dividendo può essere rischioso poiché queste azioni possono essere sottovalutate dal mercato e quindi non avere una performance futura soddisfacente.

Infine, se i mercati subiscono un calo generale, il prezzo delle azioni (come classe di investimento) potrebbe scendere, e ciò anche se la società continuasse a pagare i dividendi. Ciò significa che gli investitori, pur continuando a catturare l'intero importo del dividendo, potrebbero subire perdite sull'investimento.

Per gestire questi rischi, è opportuno che gli investitori diversifichino il loro portafoglio in modo da non essere troppo esposti a un singolo settore o azienda. Inoltre, è importante effettuare un'analisi fondamentale approfondita delle aziende prima di investire e tenere d'occhio i loro fondamentali finanziari, in modo da poter prevedere eventuali tagli o riduzioni dei dividendi. Inoltre, investire in fondi comuni di investimento.

Dividendi e inflazione

I dividendi hanno tendenzialmente performato bene rispetto all'inflazione. I dividendi delle azioni sono generalmente aumentati nel corso del tempo, superando l'inflazione. Ciò significa che gli investitori che hanno ricevuto dividendi hanno visto il loro potere d'acquisto aumentare nel tempo, poiché i dividendi sono aumentati più velocemente dei prezzi. Ciò non significa che i dividendi abbiano sempre superato l'inflazione, ci sono stati periodi in cui i dividendi hanno subito un calo o sono rimasti stabili, ma nel lungo periodo i dividendi tendono a crescere. Inoltre, gli investitori possono anche scegliere di reinvestire i loro dividendi, acquistando ulteriori azioni, generando così un effetto moltiplicativo sui rendimenti futuri.

Ad esempio, negli Stati Uniti, i dividendi delle azioni S&P 500 hanno superato l'inflazione annuale media del 2,5% dal 1871 al 2020. Nel Regno Unito, i dividendi delle azioni FTSE All Share hanno superato l'inflazione annuale media del 2,7% dal 1899 al 2020. In entrambi i casi, ciò significa che gli investitori che hanno acquistato azioni con una strategia di cattura dei dividendi hanno visto un aumento del loro potere d'acquisto nel lungo periodo.

Un esempio concreto di come un investitore può utilizzare efficacemente questa strategia per catturare i dividendi e ottenere un rendimento superiore rispetto al mercato è quello di investire in azioni di aziende con un solido track record di crescita dei dividendi. Ad esempio, un investitore che ha acquistato azioni di Johnson & Johnson (JNJ) nel 1972 avrebbe ottenuto un rendimento totale annualizzato del 10,5% dai dividendi e del 9,2% dalla crescita del prezzo delle azioni, superando il rendimento totale annualizzato del mercato S&P 500 del 9,8% nello stesso periodo.
Ancora, un altro esempio concreto può essere quello della società americana Coca-Cola. Negli ultimi 10 anni, i dividendi distribuiti dalla società sono aumentati del 9,7% all'anno in media, ma l'inflazione negli Stati Uniti è stata del 2,1% all'anno in media nello stesso periodo. Ciò significa che i dividendi hanno superato l'inflazione di circa il 7,6% all'anno in media, offrendo quindi un rendimento reale positivo agli azionisti.
Oppure la società britannica BP. Negli ultimi 10 anni, i dividendi distribuiti dalla società sono aumentati del 5,2% all'anno in media, mentre l'inflazione nel Regno Unito è stata del 2,2% all'anno in media nello stesso periodo. Tuttavia, a causa dell'incidente del Deepwater Horizon nel 2010, BP ha dovuto tagliare il suo dividendo nel 2011 e nel 2012. Nel 2013 ha ripreso a distribuire dividendi, ma a un tasso inferiore rispetto al periodo precedente all'incidente. In generale si può dire che i dividendi distribuiti da BP hanno avuto un andamento volubile, legato a fattori esterni all'azienda. Inoltre, guardando il caso dei dividendi distribuiti da BP e confrontandoli con l'inflazione, si può notare che i dividendi sono stati in grado di mantenere il loro valore rispetto all'inflazione solo in alcuni periodi.

lunedì 23 gennaio 2023

26. Rainy Day funds

Il presente blog si concentra sulle tematiche degli investimenti in opzioni e dividendi, con l'obiettivo di aiutare i lettori a costruire un cash-flow positivo per raggiungere l'indipendenza finanziaria. Il concetto alla base del blog è che un vero investimento non può essere raggiunto senza prima aver costruito una stabilità finanziaria attraverso un flusso di cassa positivo che possa sostenere gli investitori anche durante i momenti di difficoltà.

Per raggiungere questo obiettivo, il blog offre consigli e strategie per investire in opzioni e dividendi in modo efficace, utilizzando tecniche come l'accantonamento di una parte del proprio reddito per costruire una riserva di liquidità e l'utilizzo di strategie di diversificazione degli investimenti. Inoltre, il blog esplora la relazione tra il cash-flow positivo e la pratica FIRE (Financial Independence, Retire Early), evidenziando come la costruzione di un flusso di cassa positivo sia un passo fondamentale per raggiungere l'indipendenza finanziaria.

Il passaggio dalla concezione statica di risparmio (accantonamento di una somma di denaro) a quella dinamica di sviluppo di un cash-flow positivo comporta un cambiamento sostanziale nell'approccio all'investimento e alla gestione del denaro.

In primo luogo, una concezione dinamica di cash-flow positivo si pone in continuità con la strategia FIRE, poiché consente di mettere il denaro "a lavoro" sin dall'inizio, destinando la totalità della capacità di risparmio alla raccolta di capitale necessario per raggiungere l'indipendenza finanziaria.

In secondo luogo, un cash-flow positivo consente di generare entrate da fonti come premi, cedole e dividendi, che possono essere utilizzate per finanziare la vita quotidiana e aumentare il capitale disponibile per ulteriori investimenti. In questo modo, il cash-flow positivo diventa un'importante fonte di reddito passivo, consentendo di vivere di rendita invece di dipendere dalle entrate lavorative.

Ancora, in aggiunta alla maggiore stabilità finanziaria e alla possibilità di generare reddito passivo, adottare una concezione dinamica di cash-flow positivo consente anche di beneficiare dell'effetto dell'interesse composto sull'investimento. L'interesse composto è il processo in cui gli interessi generati da un investimento vengono reinvestiti, generando ulteriori interessi che si accumulano nel tempo. Questo effetto consente di generare un rendimento crescente dell'investimento, senza dover adeguare il proprio denaro all'inflazione. In questo modo, è possibile generare un rendimento doppiamente maggiore rispetto a quello ottenibile con un approccio statico di risparmio.

In generale, l'adozione di una concezione dinamica di cash-flow positivo consente di creare una maggiore stabilità finanziaria e di raggiungere i propri obiettivi di investimento in modo più efficiente e veloce rispetto all'approccio statico.

Per dare un esempio concreto, immaginiamo di trovarsi nella situazione di avere 100.000 euro cash e dover decidere se come rainy day fund (e dunque accantonarli) oppure se investirli per ottenere un flusso di cassa positivo. Se decidiamo di tenere questi soldi accantonati in un conto corrente, potremmo guadagnare un interesse che al più sarà modesto, ma certamente non saremmo in grado di far crescere significativamente il nostro denaro.

Invece, se decidiamo di investirli in dividend aristocrats, potremmo generare entrate regolari dalle azioni che abbiamo acquistato. Ad esempio, se compriamo azioni di società che hanno un storico di aumento costante dei dividendi e attualmente pagano un dividendo annuale del 3%, potremmo guadagnare 3.000 euro all'anno solo da questa fonte. Inoltre, se scegliamo di investire in opzioni, potremmo generare ulteriori entrate dalle opzioni stesse.

Se proiettiamo questi investimenti a 30 anni, pur accontentandoci di un modesto rendimento del 3% potremmo generare circa 90.000 euro in più rispetto a quelli che avremmo ottenuto tenendo i soldi accantonati in un conto corrente. Inoltre, avremmo la possibilità di godere dell'effetto dell'interesse composto per l'apprezzamento della somma conferita in conto capitale dell'investimento, generando un ulteriore "rendimento" crescente nel tempo.

È importante notare che questi sono solo esempi e i risultati effettivi possono variare a seconda delle scelte di investimento effettuate e delle condizioni di mercato. Tuttavia, questo esempio dimostra come gli investimenti in opzioni e dividendi possono essere un modo efficace per generare un flusso di cassa positivo e raggiungere l'indipendenza finanziaria nel lungo periodo.

giovedì 19 gennaio 2023

39. Diversificazione

 La diversificazione del portafoglio è una delle regole d'oro della gestione del rischio. La diversificazione consente di distribuire il rischio su una varietà di attività, in modo da ridurre l'esposizione al rischio di un singolo titolo o settore andando a ridurre (se non ad eliminare del tutto) il rischio legato alla concentrazione.

Rischio di Concentrazione

Il rischio di concentrazione è un rischio finanziario che si verifica quando una parte significativa del portafoglio è investita in un singolo titolo o in un singolo settore. Questo significa che il portafoglio è troppo dipendente da una sola attività o settore, esponendo l'investitore a un elevato rischio di perdite se l'attività o il settore dovesse subire una flessione. La concentrazione può essere su un singolo titolo o su un settore (o per area geografica o, addirittura, su una intera asset class).

Un esempio di rischio di concentrazione per un portafoglio concentrato su un singolo titolo potrebbe essere un investitore che ha acquistato una grande quantità di azioni di un'unica società, ad esempio la società XYZ. Se la società XYZ dovesse subire una flessione, ad esempio a causa di problemi finanziari o di cambiamenti nel mercato, l'investitore subirebbe una perdita significativa poiché gran parte del proprio portafoglio è concentrato in un'unica attività.

Un esempio di rischio di concentrazione per un portafoglio concentrato su un singolo settore potrebbe essere un investitore che ha investito solo in società tecnologiche. Se il settore tecnologico dovesse subire una flessione, ad esempio a causa di cambiamenti nella domanda dei consumatori o di cambiamenti normativi, l'investitore subirebbe una perdita significativa poiché gran parte del proprio portafoglio è concentrato in un solo settore.

In entrambi i casi, la diversificazione del portafoglio può aiutare a ridurre il rischio di concentrazione, poiché distribuisce il rischio su una varietà di attività e settori, per esempio un investitore potrebbe (o dovrebbe?) considerare di investire in un mix di azioni di diverse società, in obbligazioni, in fondi immobiliari e in materie prime, in modo da diversificare il proprio portafoglio e ridurre l'esposizione al rischio di concentrazione. Inoltre, è importante considerare anche la diversificazione geografica del portafoglio, ovvero investire in società e settori di diverse aree geografiche, in modo da ridurre l'esposizione al rischio legato ad una specifica area geografica; come linea guida possiamo prendere il non investire più del 5% del proprio patrimonio in un singolo titolo o settore. Comunque, in ogni caso, rimane importante monitorare costantemente il proprio portafoglio e modificarlo se necessario per adattarsi alle condizioni del mercato.

Rischio di Sovra-diversificazione

All'opposto della concentrazione, troviamo la sovradiversificazione. La sovradiversificazione è un rischio che si verifica quando un portafoglio è troppo diversificato, ovvero quando contiene troppe attività e settori diversi. Ciò può portare a una diluizione del rendimento, poiché ogni singola attività contribuirà solo in modo marginale al rendimento complessivo del portafoglio.

Un esempio di sovradiversificazione potrebbe essere un investitore che ha acquistato azioni di centinaia di società diverse, inclusi titoli di piccole capitalizzazioni e titoli di società in difficoltà. In questo caso, l'investitore potrebbe trovarsi con un portafoglio troppo diversificato, in cui ogni singola attività contribuisce solo in modo marginale al rendimento complessivo.

Ci sono diverse difficoltà legate alla sovradiversificazione:

  • Diluizione del rendimento: La sovradiversificazione può portare a una diluizione del rendimento poiché ogni singola attività contribuirà solo in modo marginale al rendimento complessivo del portafoglio.
  • Maggiore complessità: Un portafoglio troppo diversificato può essere difficile da gestire e monitorare. Ci saranno più attività da tenere sotto controllo e una maggiore quantità di informazioni da gestire.
  • Costi maggiori: La sovradiversificazione può portare a costi maggiori, poiché ci saranno più attività da acquistare e mantenere.
  • Difficoltà nella selezione degli investimenti: La sovradiversificazione può rendere più difficile la selezione degli investimenti, poiché ci saranno più opzioni da valutare.

Per evitare la sovradiversificazione è importante valutare sempre il proprio profilo di rischio e le proprie aspettative di rendimento, e non investire più del necessario in un singolo titolo o settore. Inoltre, è importante monitorare costantemente il proprio portafoglio e modificarlo se necessario per adattarsi alle condizioni del mercato e selezionare gli investimenti in modo meticoloso, concentrandosi su pochi titoli o settori ben selezionati piuttosto che acquistare un gran numero di attività a caso.

Corretta Diversificazione

In generale, quindi, una corretta diversificazione del portafoglio è importante per ridurre il rischio, ma troppa diversificazione può portare ad una diluizione del rendimento ed un aumento dei costi e delle difficoltà di gestione e quindi può essere controproducente.

Per diversificare correttamente il proprio portafoglio, è importante considerare una combinazione di diversi fattori, tra cui il numero di titoli, i settori e i tipi di attività. In generale, più titoli si hanno nel proprio portafoglio, maggiore è la diversificazione e minore è il rischio tuttavia, pur non esistendo un numero esatto che sia considerato "ottimale" per tutti i portafogli, alcuni esperti consigliano di avere almeno 15-20 titoli diversi nel portafoglio per una buona diversificazione. Per quanto riguarda i settori, invece, per una diversificazione difensiva si consiglia di investire in settori stabili come i beni di consumo di base, l'energia, i servizi pubblici e i beni immobili.

Come si misura la diversificazione 

Un primo indicatore che possiamo utilizzare per misurare la corretta diversificazione del proprio portafoglio è il beta del portafoglio.

In realtà il beta può essere utilizzato come una misura della diversificazione solo in un certo senso e solo fino ad un certo punto. Il beta di un portafoglio, infatti, misura la volatilità del portafoglio rispetto al mercato, quindi più il beta di un portafoglio è basso, più il portafoglio è diversificato, poiché questo significa che la volatilità del portafoglio è minore rispetto al mercato. La sua utilità principale, e la motivazione per cui lo menziono è che è di più facile ottenimento rispetto ad altre misurazioni più precise. Infatti il beta non tiene conto della diversità delle attività all'interno del portafoglio, quindi un portafoglio con un beta basso può ancora essere concentrato in pochi titoli o settori ed infatti è correntemente utilizzato per misurare la volatilità del portafoglio rispetto al mercato. Il beta di un portafoglio è calcolato come la media ponderata dei beta delle singole attività che compongono il portafoglio. Un beta di 1 indica che il portafoglio ha la stessa volatilità del mercato. Un beta maggiore di 1 indica che il portafoglio è più volatile del mercato, mentre un beta inferiore a 1 indica che il portafoglio è meno volatile del mercato. Il beta di un portafoglio può essere utilizzato per valutare il rischio del portafoglio e per confrontare la sua volatilità rispetto al mercato. In generale, un beta più alto indica un rischio maggiore, mentre un beta più basso indica un rischio minore.

Per ottenere un beta più basso del proprio portafoglio si può investire in titoli con un beta inferiore a 1, come le obbligazioni, o in settori stabili come i beni di consumo di base, l'energia, i servizi pubblici e i beni immobili.

Il coefficiente di correlazione interno al portafoglio è invece più complesso da calcolare.

Il coefficiente di correlazione, infatti, è un indicatore statistico che misura la relazione lineare tra due variabili. In generale, si utilizza per misurare la relazione tra due serie di dati, nel nostro caso dovrebbe essere utilizzato per confrontare i rendimenti storici delle diverse attività che compongono il nostro portafoglio.

Il coefficiente di correlazione per un portafoglio azionario può essere calcolato utilizzando la matrice di correlazione. Ecco i passaggi per calcolarlo:

  1. Recuperare i rendimenti storici per ogni titolo nel portafoglio.
  2. Calcolare il rendimento medio per ogni titolo.
  3. Calcolare la deviazione standard per ogni titolo.
  4. Calcolare la correlazione tra ogni coppia di titoli utilizzando la formula:
  5. (covarianza tra i rendimenti dei titoli i e j) / (deviazione standard del rendimento del titolo i * deviazione standard del rendimento del titolo j)
  6. Creare una matrice di correlazione in cui i valori sulla diagonale principale sono 1 e i valori fuori dalla diagonale principale sono le correlazioni calcolate tra ogni coppia di titoli.
La matrice di correlazione così creata fornirà una visione generale della correlazione tra i titoli nel portafoglio e può essere utilizzata per valutare il rischio del portafoglio e per decidere quali titoli includere o escludere dal portafoglio.

Appare subito evidente la differente complessità di una simile operazione

Il coefficiente di correlazione può essere utilizzato per valutare la diversità delle attività all'interno del portafoglio: un valore vicino a 0 indica che le attività non sono correlate tra loro e quindi il portafoglio è ben diversificato. Invece un valore vicino a 1 o -1 indica che le attività sono altamente correlate e quindi il portafoglio è poco diversificato.






martedì 17 gennaio 2023

34. Settori Industriali e Dividendi

Gli investimenti azionari possono essere una scelta intelligente per gli investitori che cercano una fonte di reddito passivo e un potenziale di crescita del capitale a lungo termine. Esistono diversi settori industriali in cui gli investitori possono scegliere di investire, ognuno con le proprie caratteristiche e potenziali rendimenti.

I miei settori preferiti

I settori consumer staples e healthcare, ad esempio, sono considerati più stabili e meno suscettibili alle fluttuazioni del mercato rispetto ai settori industriali e consumer ciclici. Le aziende in questi settori tendono ad avere flussi di cassa stabili e consistenti, il che li rende più attraenti per gli investitori che cercano una fonte di reddito passivo attraverso i dividendi.

Le aziende del settore consumer staples (beni di consumo essenziali), come le società di beni di consumo quotidiani, sono spesso considerate "difensive" perché i loro prodotti sono richiesti indipendentemente dalle condizioni economiche. Queste aziende tendono ad essere leader di mercato e hanno una forte posizione finanziaria, il che può portare a un tasso di crescita dei dividendi più elevato rispetto ad altri settori. Una delle caratteristiche principali delle azioni dei beni di consumo essenziali è che tendono ad essere meno colpite dalle flessioni economiche e tendono ad essere più stabili in termini di dividendi. 

Alcuni esempi di società dei beni di consumo essenziali che pagano dividendi includono Procter & Gamble, che produce una vasta gamma di prodotti per la casa e per l'igiene personale e ha un rendimento del dividendo intorno al 2,6%; Coca-Cola, che è uno dei principali produttori di bibite gassate e ha un rendimento del dividendo intorno al 3,2%; e Philip Morris International, che è uno dei principali produttori di sigarette e ha un rendimento del dividendo intorno al 7,2%. 

Il settore sanitario, d'altra parte, include aziende come quelle farmaceutiche, mediche e di assistenza sanitaria, che possono beneficiare dell'aumento della domanda per i loro prodotti e servizi a causa dell'invecchiamento della popolazione e dell'aumento dei costi sanitari. Anche in questo caso le aziende sono solitamente ben capitalizzate e con una posizione finanziaria solida, il che può portare a un tasso di crescita dei dividendi più elevato. Come per le aziende del settore Consumer Staples, una delle caratteristiche principali delle azioni delle aziende del settore HealthCare è di essere meno sensibili alle oscillazioni di prezzo e tendono ad essere più affidabili in termini di dividendi. 

Alcuni esempi di aziende sanitarie che pagano dividendi includono Johnson & Johnson, una società multinazionale con una vasta gamma di prodotti per la salute e il benessere, con un rendimento del dividendo intorno al 2,4%; AbbVie, una società farmaceutica con un rendimento del dividendo intorno al 4,8%; e UnitedHealth Group, una società di assistenza sanitaria con un rendimento del dividendo intorno al 1,1%. 

I dividendi sono un modo per le società di distribuire una parte dei loro profitti agli azionisti e le società dei beni di consumo essenziali e legate al settore sanitario sono note per avere alcuni dei dividendi più affidabili. Le società di questi settori sono quindi molto popolari tra gli investitori alla ricerca di un flusso costante di reddito e di un investimento a basso rischio.

Altri Settori

Le utility sono una categoria di azioni che si riferiscono alle società che forniscono servizi essenziali come l'energia elettrica, il gas, l'acqua e i servizi di telecomunicazione. Una delle caratteristiche principali delle azioni delle utility è che tendono ad essere stabili e prevedibili, con entrate e profitti costanti. Inoltre, le utility sono spesso caratterizzate da un alto rendimento dei dividendi, rendendole popolari tra gli investitori che cercano un flusso di reddito costante.

Il rendimento medio dei dividendi per le utility è intorno al 3%, ma ci sono alcune società che superano questa media.

Ad esempio, NextEra Energy, Inc. una delle più grandi società di energia elettrica e gas negli Stati Uniti, ha un rendimento del dividendo del 2.3%, Dominion Energy, Inc. una società di energia diversificata con attività in produzione di energia elettrica, distribuzione e trasporto di gas naturale, ha un rendimento del dividendo del 3,8% e AT&T Inc. una società di telecomunicazioni con un rendimento del dividendo del 6,4%.

In sintesi, le utility sono una categoria di azioni che forniscono servizi essenziali e sono caratterizzate da un'alta stabilità e prevedibilità. Inoltre, le utility sono spesso caratterizzate da un alto rendimento dei dividendi, rendendole popolari tra gli investitori che cercano un flusso di reddito costante. 

Le infrastrutture rappresentano una categoria di azioni che si riferiscono alle società che gestiscono e costruiscono infrastrutture come aeroporti, autostrade, ponti, porti, reti di telecomunicazioni e servizi di trasporto pubblico. Come le utility, le azioni delle infrastrutture tendono ad essere stabili e prevedibili, con entrate e profitti costanti. Inoltre, le infrastrutture sono spesso caratterizzate da un alto rendimento dei dividendi, rendendole popolari tra gli investitori che cercano un flusso di reddito costante.

Il rendimento medio dei dividendi per le infrastrutture è intorno al 3%, ma ci sono alcune società che superano questa media.

Ad esempio, Brookfield Infrastructure Partners L.P. una società di infrastrutture con attività in tutto il mondo, ha un rendimento del dividendo del 4,5%, Atlas Arteria una società che gestisce autostrade e ponti in Australia e Europa ha un rendimento del dividendo del 6,1% e Airports of the World, una società che gestisce aeroporti in tutto il mondo ha un rendimento del dividendo del 4,2%.

Tuttavia, è importante notare che le azioni delle infrastrutture possono essere più rischiose rispetto ad altre categorie di azioni poiché possono essere influenzate da fattori esterni come le condizioni meteorologiche, i cambiamenti politici e le decisioni governative. Inoltre, le società di infrastruttura possono essere soggette a maggiori costi e complessità nella gestione e nella manutenzione delle loro attività.

In sintesi, le infrastrutture rappresentano una categoria di azioni che comprende le società che gestiscono e costruiscono infrastrutture importanti. Come le utility, le azioni delle infrastrutture tendono ad essere stabili e prevedibili con un alto rendimento dei dividendi. 

giovedì 30 luglio 2020

25 - Guida Alle Opzioni - L'Open Interest

Guida Alle Opzioni - L'Open Interest




A differenza dei titoli azionari che esistono in un numero di “pezzi”
tendenzialmente stabile nel tempo, non vi è né una misura prestabilita né
un numero massimo o minimo di contratti di opzione che possono esistere
per qualsiasi sottostante; il numero di contratti di opzione attivi
contemporaneamente per ciascun sottostante, infatti, tende a fluttuare
seguendo la domanda del contratto stesso. Banalizzando, il numero di
contratti di opzione attivo per un determinato sottostante (c.d.
open interest) corrisponde semplicemente al numero di contratti
aperti e non chiusi per quel determinato sottostante a quel determinato
prezzo ed a quella determinata scadenza.




Per capire quanto detto poc’anzi vediamo di capire come si forma un
contratto di opzione.




Ogni volta che si compra o si vende un’opzione, con il nostro semplice
ordine possiamo indifferentemente creare una nuova posizione o chiudere
una posizione già esistente.






Per questo motivo, quando si opera con le opzioni è sempre importante
ricordarsi di specificare se intendiamo aprire un nuovo contratto
(utilizzando in luogo del solito “buy” e “sell” le diciture
“buy to open” o “sell to open”) o chiudere una posizione già esistente
(utilizzando in luogo del solito “buy” e “sell” le diciture “buy to close”
o “sell to close”).




Non dobbiamo mai dimenticare che le opzioni sono infatti “wasting assets”, ovvero beni con una scadenza il cui valore decresce (o tende a
decrescere) all’avvicinarsi della “expiration date” in conseguenza
del continuo ridursi della vita residua questo per effetto del fatto che,
alla scadenza, la componente di premio relativa alla vita residua (a.k.a.
time value) diventa in ogni caso zero.




Il valore di un’opzione può essere scomposto in due componenti:





  1. il valore intrinseco: pari al valore che avrebbe il derivato nel caso in cui fosse chiuso
    immediatamente;



  2. il valore estrinseco (premio): pari alla differenza tra il prezzo dell'opzione e il suo valore
    intrinseco. La componente del prezzo detta premio è certamente quella ai
    nostri fini più interessante, rappresenta quanto un investitore è
    disposto a pagare in aggiunta al valore intrinseco per una data opzione,
    e dipende da vari fattori, quali la vita residua dell'opzione, la
    volatilità dell'attività sottostante, il tasso di interesse risk free e
    gli eventuali dividendi distribuiti dall'attività sottostante nel
    periodo di vita residua.











Quando un'opzione ha valore intrinseco positivo l’opzione è detta "in the
money" (ITM); le opzioni "at the money" (ATM) e "out of the money" (OTM) hanno entrambe valore intrinseco nullo e pertanto il loro prezzo
equivale, sostanzialmente, al premio (Valore Estrinseco).



Ad esempio comprando
un’opzione Call con strike price a 82 euro verso un sottostante che, al
momento, sta scambiando a 82,75 euro ad un prezzo di 2,45 euro avremo la
seguente scomposizione:



·      
Valore Intrinseco:
0,75 euro



·      
Valore Estrinseco
(premio): 1,70 euro



Diversamente
qualora il sottostante scambiasse a 83 euro la scomposizione sarebbe:



·      
Valore Intrinseco:
0 euro



·      
Valore Estrinseco
(premio): 2,45 euro



Mentre il valore
intrinseco varia al variare del prezzo dell’opzione rispetto al sottostante, il
valore estrinseco si riduce man mano che l'opzione si riduce la sua vita
residua arrivando alla scadenza a zero.



Riprendendo
l’esempio di poc’anzi la situazione che avremmo è la seguente:


Se è ragionevole
per un investitore pagare 2,45 euro per il diritto di acquistare 100 azioni ad
un prezzo pari dell’attuale nella probabilità che a scadenza il sottostante
quoti sopra 85.75 e quindi si faccia un profitto, tale probabilità diminuisce
mano a mano che ci avviciniamo alla scadenza, scendendo allo 0% una volta
raggiuntala.



Ciò nonostante le
opzioni non nascono come delle bombe ad orologeria che vengono scambiate fino
all’ultimo momento per poi esplodere in mano a chiunque sia il malcapitato ultimo
possessore. O almeno non nascono solo per questo.



A riguardo, per
non rimanere incastrati nel quadro micro, una metrica che ci viene in soccorso
è, sicuramente, Open Interest (Contratti Aperti in italiano) che,
se correttamente compreso, ci aiuta a non perdere di vista il quadro d’insieme
di ciascuna posizione.



L’Open Interest
altro non è che la misura di quanti contratti per una determinata opzione sono
aperti, o meglio il n
umero di contratti di
opzione acquistati/venduti dagli operatori e non ancora rivenduti/riacquistati,
in un dato istante temporale.



Come abbiamo visto,
infatti, per ciascun sottostante ed ogni data scadenza e prezzo di esercizio, l'operazione
di acquisto o di vendita di un’opzione da parte di un soggetto che precedentemente
non lo aveva rispettivamente venduto o acquistato incrementa il numero di
contratti aperti di un'unità, mentre l'operazione di vendita o acquisto di un’opzione
su una data scadenza da parte di un soggetto che precedentemente lo aveva
acquistato o venduto riduce il numero di contratti aperti di un'unità.



A mercato quindi le
posizioni aperte sono costituite dal numero di operazioni di acquisto/vendita a
termine che non sono state chiuse dagli investitori con operazioni di segno
contrario.



Questa operazione
non avviene momento per momento ma solo una volta per giornata di
contrattazione, ogni mattina viene riportato l’Open Interest per il giorno
precedente. Questo può essere relativo o a tutti i contratti aperti per singolo
sottostante oppure può essere misurato per tipo di opzione (call o put) per
ogni strike price e per ciascuna scadenza.



Un elevato Open
Interest
per un determinato contratto significa che molte persone sono
interessate a scambiare quel contratto. E’ però un indicatore non direzionale, infatti
per ogni persona che compra ve ne è una che vende e non è possibile, a priori,
sapere chi delle due ha ragione: chi vende e chi compra il medesimo contratto,
infatti, hanno interessi tra loro confliggenti.



Ciò premesso
rimane indubbio che, rappresentando l'Open Interest il numero di contratti opzioni
aperti in uno preciso momento, ciò ci può fornire un’indicazione precisa sull’operatività
degli altri partecipanti al mercato in forma aggregata derivandone in modo
diretto se sta entrando o uscendo denaro dal mercato.


Da ciò deriva che, se registriamo un'Open Interest crescente
durante la fase di un qualsiasi trend, dovremmo interpretarlo come un segnale
di forza del trend stesso, mentre un Open Interest in calo potrebbe rappresentare
un segnale di indecisione e di probabile inversione del trend in corso; infatti
quando un trend vede di colpo diminuire l'Open Interest, è molto probabile che
quel trend stia per esaurirsi.



Oltre a ciò il vantaggio
più grande che possiamo ricavare da un indicatore come l’Open Interest è
la liquidità del contratto sottostante. Open Interest particolarmente
elevati significa maggiore liquidità e quindi spread bid/ask minori.





55 - Opzioni e Volatilità - 505 Scarsa Volatilità

Il problema di troppo poca volatilità, cosa c'è dietro La vendita di opzioni è una strategia di investimento che può essere molto reddit...