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mercoledì 31 maggio 2023

53 - Covered Call e titoli a Dividendi: una strategia per aumentare i rendimenti

Se possiedi delle azioni che pagano dei dividendi e vuoi incrementare il tuo flusso di cassa, una strategia che puoi utilizzare è quella delle covered call. Si tratta di vendere delle opzioni call sulle azioni che hai in portafoglio, ricevendo un premio che si aggiunge ai dividendi. In questo modo, puoi ottenere un rendimento maggiore rispetto al solo possesso delle azioni, ma devi anche essere consapevole dei rischi e delle meccaniche di questa operazione.

Cos'è una covered call?

Una covered call è una strategia che consiste nel vendere una opzione call su un'azione che si possiede già. Un'opzione call è un contratto che dà il diritto (ma non l'obbligo) all'acquirente di comprare l'azione sottostante a un prezzo prestabilito (detto strike) entro una data di scadenza. Il venditore dell'opzione, invece, ha l'obbligo di consegnare l'azione se l'acquirente esercita il suo diritto. In cambio, il venditore riceve un premio, che è il prezzo dell'opzione.

La strategia della covered call si chiama così perché il venditore dell'opzione ha già le azioni in portafoglio, quindi è "coperto" nel caso in cui debba consegnarle. Se non avesse le azioni, si troverebbe in una situazione di rischio illimitato, perché dovrebbe comprare le azioni sul mercato a un prezzo potenzialmente molto più alto dello strike.

Perché vendere una covered call?

Il motivo principale per vendere una covered call è quello di aumentare il rendimento del proprio portafoglio. Infatti, il premio ricevuto dalla vendita dell'opzione si aggiunge al dividendo pagato dall'azione sottostante, generando un flusso di cassa extra. Inoltre, la vendita dell'opzione riduce il costo medio delle azioni possedute, aumentando il margine di profitto in caso di vendita.

Un altro motivo per vendere una covered call è quello di proteggere il proprio portafoglio da eventuali ribassi del mercato. Infatti, il premio ricevuto dalla vendita dell'opzione funge da cuscinetto contro le perdite potenziali derivanti da una diminuzione del prezzo dell'azione sottostante. In altre parole, la vendita dell'opzione abbassa il punto di pareggio del portafoglio.

Quali sono i rischi di una covered call?

La vendita di una covered call comporta anche dei rischi che devono essere valutati attentamente prima di applicare questa strategia. Il primo rischio è quello di limitare il potenziale di guadagno del portafoglio. Infatti, se il prezzo dell'azione sottostante sale sopra lo strike dell'opzione, il venditore sarà obbligato a consegnare le azioni all'acquirente, perdendo la possibilità di beneficiare dell'aumento del prezzo. In altre parole, la vendita dell'opzione impone un tetto al profitto del portafoglio.

Un altro rischio è quello di dover pagare delle commissioni per la vendita dell'opzione e per la consegna delle azioni. Queste commissioni possono erodere il premio ricevuto e ridurre il rendimento effettivo della strategia. Inoltre, la vendita dell'opzione può avere delle implicazioni fiscali, a seconda della legislazione vigente nel paese in cui si opera.

Come scegliere lo strike e la scadenza di una covered call?

Per applicare efficacemente la strategia della covered call, bisogna scegliere con cura lo strike e la scadenza dell'opzione da vendere. Questi due parametri influenzano infatti il premio ricevuto e il rischio assunto dal venditore.

In generale, uno strike più alto corrisponde a un premio più basso e a un maggior potenziale di guadagno dal rialzo del prezzo dell'azione sottostante. Al contrario, uno strike più basso corrisponde a un premio più alto e a un minor potenziale di guadagno dal rialzo del prezzo dell'azione sottostante.

Per quanto riguarda la scadenza, in generale una scadenza più lunga corrisponde a un premio più alto e a un maggior rischio di dover consegnare le azioni. Al contrario, una scadenza più breve corrisponde a un premio più basso e a un minor rischio di dover consegnare le azioni.

La scelta dello strike e della scadenza dipende quindi dalle aspettative e dalla tolleranza al rischio del venditore. Se si vuole ottenere un rendimento elevato e si è disposti a cedere le azioni in caso di forte rialzo del prezzo, si può optare per uno strike basso e una scadenza lunga. Se invece si vuole mantenere la possibilità di beneficiare del rialzo del prezzo e si è disposti a ricevere un rendimento inferiore, si può optare per uno strike alto e una scadenza breve.

Esempio pratico di covered call

Per illustrare meglio il funzionamento della strategia della covered call, facciamo un esempio pratico. 

Supponiamo che tu abbia in portafoglio 100 azioni Globalx Nasdaq100 Covered Call Ucits Etf (QYLD), un ETF che replica l'indice Nasdaq 100 e che applica la strategia della covered call sulle sue componenti. Questo ETF paga dei dividendi mensili con una cedola annua attorno al 10%. Al momento della scrittura (30 maggio 2023), l'ETF ha un prezzo di 14,944 euro per azione.

Supponiamo che tu voglia aumentare il tuo rendimento vendendo delle opzioni call sull'ETF con scadenza giugno 2023 e strike 15 euro. Il premio per queste opzioni è di 0,15 euro per azione. Vendendo quindi 1 contratto (che corrisponde a 100 azioni), riceverai 15 euro (0,15 x 100) come premio.

A questo punto ci sono tre possibili scenari alla scadenza dell'opzione:

  • Scenario 1: il prezzo dell'ETF rimane sotto lo strike (15 euro). In questo caso l'opzione scade senza valore e tu mantieni le tue 100 azioni QYLD e i relativi dividendi. Il tuo rendimento sarà dato dal premio ricevuto (15 euro) più i dividendi incassati (circa 12 euro) diviso per il costo delle azioni (1494 euro), ovvero circa l'1,8% in un mese.
  • Scenario 2: il prezzo dell'ETF sale sopra lo strike (15 euro). In questo caso l'acquirente dell'opzione eserciterà il suo diritto e tu dovrai consegnargli le tue 100 azioni QYLD al prezzo di 15 euro per azione. Il tuo rendimento sarà dato dalla differenza tra lo strike e il costo delle azioni (15 - 14,944 = 0,056 euro per azione) più il premio ricevuto (0,15 euro per azione) più i dividendi incassati (circa 0,12 euro per azione), ovvero circa il 2% in un mese.
  • Scenario 3: il prezzo dell'ETF sale molto sopra lo strike (ad esempio 16 euro). In questo caso l'esito è lo stesso dello scenario 2: dovrai consegnare le tue 100 azioni QYLD al prezzo di 15 euro per azione. Tuttavia, in questo scenario avrai perso la possibilità di beneficiare del forte rialzo del prezzo dell'ETF. Il tuo rendimento sarà dato dalla differenza tra lo strike e il costo delle azioni (15 - 14,944 = 0,056 euro per azione) più il premio ricevuto (0,15 euro per azione) più i dividendi incassati (circa 0,12 euro per azione), ovvero circa il 2% in un mese.
È importante notare che questo esempio è puramente illustrativo e i risultati possono variare in base alle condizioni di mercato effettive. La strategia della covered call può offrire un'opportunità interessante per aumentare i rendimenti, ma è necessario valutare attentamente i rischi e adattare la strategia alle proprie esigenze e aspettative.

In conclusione, la strategia della covered call può essere una scelta appropriata per gli investitori che desiderano incrementare il flusso di cassa generato dalle azioni con dividendi. Vendere opzioni call sulle azioni in portafoglio può generare un premio aggiuntivo che si somma ai dividendi, offrendo un rendimento complessivo più elevato. Tuttavia, è fondamentale comprendere i rischi associati a questa strategia e scegliere con cura lo strike e la scadenza delle opzioni per adattarli alle proprie aspettative e tolleranza al rischio.

lunedì 22 maggio 2023

49 - La Volatilità e la Varianza

La volatilità delle azioni e la varianza sono due concetti strettamente correlati. La varianza è un'altra misura statistica utilizzata per valutare la dispersione dei dati rispetto alla loro media. La volatilità è semplicemente la radice quadrata della varianza.

Volatilità

La volatilità delle azioni è un concetto fondamentale nel mondo degli investimenti e del trading. Rappresenta la misura della variazione dei prezzi delle azioni nel tempo e riflette l'incertezza e il rischio associati a un particolare titolo o a un mercato nel suo complesso. In altre parole, la volatilità indica quanto velocemente e in che misura il prezzo di un'azione può fluttuare.

Come Misurare la Volatilità passo passo

Ci sono diversi metodi per misurare la volatilità, ma il più comune è l'utilizzo della deviazione standard dei rendimenti giornalieri o dei rendimenti storici.

La deviazione standard è una misura statistica che indica quanto i dati si discostano dalla media. Applicata ai rendimenti delle azioni, la deviazione standard misura l'ampiezza delle fluttuazioni dei prezzi rispetto alla loro media nel tempo. Una deviazione standard più alta indica una maggiore volatilità, mentre una deviazione standard più bassa indica una volatilità ridotta.

Per calcolare la volatilità mensile di un qualsiasi titolo, è necessario avere a disposizione un set di dati storici che contenga i prezzi di chiusura delle azioni per ogni giorno lavorativo del mese preso in considerazione. 

Ecco i passaggi per calcolare la volatilità mensile:

  1. Calcolare i rendimenti giornalieri: Calcola la variazione percentuale tra il prezzo di chiusura di ogni giorno e il prezzo di chiusura del giorno precedente. Ad esempio, supponiamo di avere i seguenti rendimenti giornalieri per il mese di maggio.
    Ad esempio .
        1 maggio: +1%
        2 maggio: -0.5%
        3 maggio: +0.8%
        ...
        31 maggio: +0.2%

  2. Calcolare la media dei rendimenti giornalieri: Somma tutti i rendimenti giornalieri e dividi per il numero totale di giorni lavorativi nel mese.

    Ad esempio, supponiamo che ci siano stati 22 giorni lavorativi a maggio e la somma dei rendimenti giornalieri sia 5%. Quindi, la media dei rendimenti giornalieri sarà 5% / 22 = 0.2273% (arrotondato a quattro decimali)

  3. Calcolare le differenze tra i rendimenti giornalieri e la media: Sottrai la media dei rendimenti giornalieri da ciascun rendimento giornaliero e registra le differenze.
    Continuando nel nostro esempio:
        Differenza 1 maggio: +0.7727% (= 1% - 0.2273%)
        Differenza 2 maggio: -0.7273% (= -0.5% - 0.2273%)
        Differenza 3 maggio: +0.5727% (= 0.8% - 0.2273%)
        ...
        Differenza 31 maggio: -0.0273% (= 0.2% - 0.2273%)

  4. Calcolare il quadrato delle differenze: Eleva al quadrato ciascuna delle differenze calcolate al punto precedente.
    Sempre continuando nel nostro esempio:
        Quadrato della differenza 1 maggio: 0.59719729% (= 0.7727%^2)
        Quadrato della differenza 2 maggio: 0.53030329% (= -0.7273%^2)
        Quadrato della differenza 3 maggio: 0.32798729% (= 0.5727%^2)
        ...
        Quadrato della differenza 31 maggio: 0.00074329% (= -0.0273%^2)

  5. Calcolare la media dei quadrati delle differenze: Somma tutti i quadrati delle differenze e dividi per il numero totale di giorni lavorativi nel mese.

        Somma dei quadrati delle differenze = 2.87654906%
        Media dei quadrati delle differenze = 0.13075314% (arrotondato a otto decimali)

  6. Calcolare la volatilità mensile: Prendi la radice quadrata della media dei quadrati delle differenze calcolata al punto precedente. Questo valore rappresenterà la volatilità mensile del titolo scelto.

    Radice quadrata della media dei quadrati delle differenze = √0.13075314% ≈ 0.3617% (arrotondato a quattro decimali)

    Concludendo il nostro esempio, quindi, possiamo dire che la volatilità mensile del nostro titolo per il mese preso in considerazione è approssimativamente del 0.3617%. Ciò indica che, in media, ci si può aspettare che i prezzi fluttuino di circa lo 0.3617% al mese. Maggiore è la volatilità, maggiore è la probabilità di fluttuazioni significative dei prezzi delle azioni nel periodo considerato.

È importante notare che il calcolo della volatilità si basa sui dati storici e rappresenta una stima della volatilità futura delle azioni. Tuttavia, le condizioni di mercato possono cambiare nel tempo e influenzare la volatilità effettiva delle azioni. Pertanto, è sempre consigliabile prendere in considerazione anche altri fattori e utilizzare più strumenti di analisi per valutare il rischio e prendere decisioni di investimento informate.

Varianza

Mentre la deviazione standard viene comunemente utilizzata per misurare la volatilità delle azioni, la varianza fornisce una misura più dettagliata della dispersione dei dati rispetto alla media, rispetto alla deviazione standard. La varianza tiene conto di tutte le differenze individuali dai dati di riferimento e le eleva al quadrato, permettendo di valutare quanto i dati si discostano dalla media in modo più accurato.

Tuttavia, la varianza può essere più difficile da interpretare perché è espressa in unità di misura quadratiche rispetto ai dati originali. Pertanto, la deviazione standard, che è la radice quadrata della varianza, viene spesso utilizzata perché ritorna ai valori originali e fornisce una misura più intuitiva della volatilità.

Quindi, mentre la varianza offre una misura più dettagliata della dispersione, la deviazione standard (che è la radice quadrata della varianza) è più comunemente utilizzata per valutare e confrontare la volatilità delle azioni e dei mercati. La varianza rappresenta la media dei quadrati delle differenze tra i dati e la loro media. Un valore di varianza più elevato indica una maggiore dispersione dei dati e, di conseguenza, una volatilità più alta.

Per calcolare la varianza dei rendimenti delle azioni, è necessario elevare al quadrato le differenze tra i rendimenti giornalieri e la loro media, quindi calcolare la media di questi quadrati. Successivamente, è possibile ottenere la volatilità prendendo la radice quadrata della varianza.

Mentre la varianza può essere utile per l'analisi approfondita della volatilità, la deviazione standard è più comunemente utilizzata perché è espressa nella stessa unità di misura dei dati originali, facilitando l'interpretazione e il confronto tra diverse azioni o mercati.

Ad esempio:

supponiamo di confrontare due azioni: Azione A e Azione B. La volatilità dell'Azione A è espressa da una deviazione standard del 10%, mentre la volatilità dell'Azione B è di 15%. Possiamo concludere che l'Azione B è più volatile dell'Azione A perché ha una deviazione standard più alto; allo stesso modo, se confrontiamo le varianze delle stesse due azioni, potremmo trovare una varianza dell'Azione A pari a 100 e una varianza dell'Azione B pari a 225. La varianza dell'Azione B è maggiore, indicando una maggiore dispersione dei dati rispetto alla media rispetto all'Azione A.

In sostanza, la volatilità delle azioni e la varianza forniscono informazioni importanti agli investitori per valutare il rischio associato a un'azione o a un mercato. La volatilità misurata dalla deviazione standard è più comunemente utilizzata per valutare e confrontare la volatilità tra diverse azioni, mentre la varianza offre una misura più approfondita della dispersione dei dati rispetto alla media. Entrambi i concetti sono utili per prendere decisioni di investimento informate e gestire il rischio.

lunedì 15 maggio 2023

46 - Opzioni su titoli che pagano dividendi

Nell'affrontare la valutazione di opzioni emesse su titoli azionari, è fondamentale considerare l'impatto dei dividendi.

Back to Basic - Che cos'è un dividendo e come funziona?

Certamente sappiamo già che i dividendi sono una porzione dei profitti che vengono regolarmente distribuiti ai possessori di titoli azionari. Ma come funziona?

Durante la fase di dichiarazione, che precede di solito di alcuni giorni o settimane il pagamento effettivo, le società annunciano:

  1. la loro intenzione di distribuire i dividendi
  2. l'importo del dividendo che intendono distribuire
  3. la data ex-dividendo, che indica il momento a partire dal quale il titolo azionario comincerà ad essere negoziato senza il diritto al dividendo. 
  4. la data effettiva di pagamento che, di norma, segue di alcuni giorni la data ex-dividendo.
Tra la data ex-dividendo e la data di pagamento vi è la fare di registrazione, durante la quale vengono ufficialmente identificati i possessori di titoli che avranno diritto al dividendo. Solo i proprietari dei titoli registrati hanno il diritto di incassare il dividendo. 

In Italia, i dividendi vengono distribuiti per lo più una volta all'anno, mentre in altri paesi possono essere distribuiti più volte durante l'anno; alcuni titoli distribuiscono dividendi mensilmente.

Che effetto hanno i dividendi sulle opzioni?

Cosa succede se acquistiamo o vendiamo opzioni su titoli che, prima della data di esercizio, hanno in programma di pagare uno (o più) dividendi? Mentre le opzioni sono protette da eventi come stock split, che rappresentano la suddivisione proporzionale dei titoli azionari (ad esempio da un titolo del valore di 160 vengono creati due titoli del valore di 80 ciascuno), e dagli stock dividend, che prevedono la concessione di nuove azioni ai possessori di azioni esistenti. In altre parole, qualora ciò avvenisse, intervengono meccanismi automatici a tutela del possessori delle opzioni.  Tuttavia, le opzioni non sono protette dai dividendi in denaro, il che significa che il pagamento di un dividendo in denaro non influisce sui termini contrattuali delle opzioni. 

Quindi, qualora una Società deciderà di pagare un dividendo è evidente che ciò influenzerà il prezzo dell'azione sottostante e, conseguentemente, il valore dell'opzione corrispondente. Spesso, ma non sempre, questo è già considerato nel prezzo di acquisto o vendita, il che significa che sia il pagamento effettivo del dividendo che le aspettative ad esso legate possono influire sul valore del premio di un'opzione. Tuttavia, se è vero che il dividendo è già incluso nel valore del premio, è altrettanto vero che una sorpresa in termini di taglio o aumento del dividendo rispetto alla politica dei dividendi esistente può determinare una variazione nel prezzo.

Ma andiamo con ordine.

Note operative conseguenti all'effetto della dichiarazione del dividendo sulle opzioni

Anzitutto è importante considerare che il pagamento dei dividendi può influire sul prezzo delle azioni sottostanti e quindi sull'andamento del prezzo delle opzioni corrispondenti. Infatti spesso si osserva che alla data ex-dividendo il prezzo del titolo azionario diminuisce all'incirca dell'importo del dividendo. È importante notare che, per evitare opportunità di arbitraggio, la riduzione del prezzo del titolo azionario dopo lo stacco del dividendo dovrebbe corrispondere all'ammontare netto del dividendo.

Inoltre, strategicamente:

Opzioni americane: Le opzioni americane possono essere esercitate in qualsiasi momento prima della data di scadenza. Se detieni un'opzione call americana su un'azione che paga dividendi, potresti decidere di esercitarla prima della data di pagamento del dividendo per beneficiare del flusso di cassa. Al contrario, se detieni un'opzione put americana su un'azione che paga dividendi, potresti scegliere di esercitarla prima del pagamento del dividendo per evitare di incorrere nella perdita dovuta alla diminuzione del prezzo dell'azione causata dal pagamento del dividendo.

Opzioni europee: Le opzioni europee possono essere esercitate solo alla data di scadenza. Ciò significa che non puoi esercitare l'opzione prima del pagamento del dividendo. Tuttavia, anche in questo caso il prezzo dell'opzione potrebbe essere influenzato dalle aspettative di pagamento del dividendo, poiché il mercato tiene conto di tali informazioni nel determinare il prezzo dell'opzione.

Di norma, le opzioni sugli indici azionari sono di tipo europeo; quelle sui singoli titoli azionari sono di norma di tipo americano. 

Effetto dei Dividendi sulle Opzioni CALL

Anzitutto nel caso di un’opzione CALL lo stacco di un dividendo comporta una diminuzione del valore dell’opzione. È quindi evidente che non e mai conveniente esercitare anticipatamente un’opzione CALL emessa su un titolo azionario che non paga dividendi

Nel caso invece di un'opzione CALL emessa su un titolo azionario che paga dividendi durante la vita dell’opzione, l’esercizio anticipato di una call americana può essere conveniente solo immediatamente prima di una data di stacco dei dividendi e solo se

  • l'opzione è ITM (in the money) ed il valore del portafoglio che si ottiene in seguito all’incasso del dividendo supera il valore dell’opzione non esercitata

e se

  • l’ammontare del dividendo è superiore all’interesse che si percepisce sulle somme necessarie per l'acquisto del sottostante

Infatti con l’esercizio anticipato dell'opzione call incasseremo il dividendo ma dovremo versare il controvalore per l'acquisto andando a perdere gli interessi che sarebbero maturati da quel momento fino alla scadenza.

Effetto dei Dividendi sulle Opzioni PUT

Anzitutto nel caso di un’opzione PUT si deve invece considerare che lo stacco di un dividendo comporta un incremento del valore dell’opzione.
Relativamente alla facoltà di esercizio anticipato di un’opzione PUT, il possessore si trova quindi di fronte alla situazione di dover scegliere tra:
  • non esercita l’opzione e quindi perde l’interesse derivante dall’esercizio
  • esercita l'opzione e quindi non trae profitto dal fatto che la put si incrementa di valore in seguito allo stacco di un dividendo
La scelta tra uno e l'altro scenario deriverà dalla condizione in cui si trova il detentore. 
Ad esempio se avesse acquistato l'opzione PUT per proteggere una posizione, potrebbe decidere di non esercitare l'opzione PUT per incassare il dividendo.

lunedì 20 febbraio 2023

29 - Catturare i Dividendi con le Opzioni

Se è quello che vi state chiedendo, sì è possibile "catturare" i dividendi con opzioni la risposta è si, in vari modi. 

Covered Call

La strategia più semplice consiste nel possedere azioni di un'azienda e contemporaneamente vendere opzioni call su quelle stesse azioni. Quando si vende un'opzione call, si riceve un premio in denaro per concedere all'acquirente delle opzioni il diritto di acquistare le azioni al prezzo di esercizio (strike price) stabilito entro una data stabilita. Il diritto non è un obbligo per il compratore, ma se viene esercitato, il venditore dell'opzione call è obbligato a vendere le azioni al prezzo di esercizio. Tuttavia, se l'azione non viene esercitata, il venditore mantiene le azioni e il premio in denaro ricevuto per la vendita dell'opzione call. Inoltre, quando si possiedono azioni, si è in grado di percepire i dividendi pagati dalle società. Pertanto, utilizzando questa strategia con le opzioni call, è possibile catturare i dividendi e contemporaneamente generare reddito dalla vendita delle opzioni call.

Per esempio, immaginiamo di possedere 100 azioni di un'azienda XYZ che paga un dividendo annuale del 3%. Il valore delle azioni è di $50 al momento. Il prossimo pagamento dei dividendi è previsto tra 3 mesi. In questa situazione, potremmo decidere di utilizzare la strategia di copertura con le opzioni call vendendo opzioni call con strike price di $55 e scadenza tra 3 mesi. In questo caso, potremmo ricevere un premio in denaro per la vendita delle opzioni call, ad esempio $2 per azione. Questo significa che per 100 azioni avremmo ricevuto $200. Nel frattempo, continueremo a percepire i dividendi di $3 per azione, per un totale di $300. Se alla scadenza delle opzioni call, il prezzo delle azioni è rimasto sotto $55, le opzioni non verranno esercitate e noi manterremo le azioni e i premi in denaro ricevuti per la vendita delle opzioni call. In questo caso, avremmo guadagnato $200 dalle opzioni call e $300 dai dividendi, per un totale di $500.

Tuttavia, è importante notare che la copertura con le opzioni call possa anche limitare i potenziali guadagni in caso di aumento del prezzo delle azioni, poiché l'azione deve essere venduta al prezzo di esercizio stabilito nell'opzione call (effetto di selezione inversa sul portafoglio). Inoltre, la vendita di opzioni call comporta anche il rischio di perdere i dividendi in caso di esercizio dell'opzione call prima della data di pagamento dei dividendi.

Se invece il prezzo delle azioni è salito sopra $55 alla scadenza delle opzioni call, le opzioni verranno esercitate e noi saremo obbligati a vendere le azioni al prezzo di esercizio di $55. In questo caso, avremmo guadagnato $200 dalle opzioni call e $300 dai dividendi, per un totale di $500, ma non avremmo partecipato al rialzo del prezzo delle azioni.

È quindi importante notare che questa strategia non è priva di rischi e che la scelta dello strike price, del premio e della scadenza deve essere fatta in modo accurato e secondo una strategia ben precisa. Ad esempio per gestire il rischio nell'utilizzo della strategia di copertura con le opzioni call per catturare i dividendi, ci sono diverse accortezze che possono essere adottate:

  • Una delle principali è la diversificazione del portafoglio. Investire in diverse aziende e settori diversifica il rischio, riducendo contemporaneamente anche l'impatto di una eventuale perdita su una singola posizione.
  • Un'altra tecnica per gestire il rischio è quella di utilizzare le opzioni call con strike price più alto rispetto al prezzo attuale delle azioni. In questo modo, anche in caso di aumento del prezzo delle azioni, si avrà la possibilità di vendere le azioni al prezzo di esercizio delle opzioni.
  • Inoltre, è importante tenere sempre d'occhio la scadenza delle opzioni. Se la scadenza è troppo lontana, c'è il rischio che il prezzo delle azioni cambi in modo significativo prima della scadenza delle opzioni e quindi si potrebbe perdere l'opportunità di catturare i dividendi.

È importante sottolineare che nessuna di queste tecniche è priva di rischi e che la scelta deve essere fatta in base alle proprie esigenze e al proprio profilo di rischio. Inoltre, è sempre necessario tenere conto delle commissioni del broker e delle tasse sui profitti.

Straddle

La strategia di "straddle" è una diversa strategia di opzioni che, pur nascendo per proteggere il proprio portafoglio da determinati rischi, può essere utilizzata anche per catturare i dividendi mentre si protegge il proprio portafoglio dalle fluttuazioni del mercato. La straddle consiste nell'acquisto contemporaneo di un'opzione call e di un'opzione put con lo stesso strike price e scadenza di un titolo già in portafoglio.
Come avremo modo di vedere, la strategia consente di catturare in modo indiretto i dividendi giocando sul

Per utilizzare questa strategia per catturare i dividendi, un investitore acquisterebbe sia un'opzione call che un'opzione put sull'azione che si aspetta paghi un dividendo. In questo modo, l'investitore può catturare i dividendi sia se l'azione sale che se scende.

Se l'azione sale, l'investitore può esercitare l'opzione call e vendere le azioni al prezzo di esercizio, catturando il delta dovuto ai dividendi. Se l'azione scende, l'investitore può esercitare l'opzione put e vendere le azioni in suo portafoglio al prezzo di esercizio, catturando ancora il delta dovuto al pagamento dei dividendi.

Tuttavia, è importante notare che questa strategia comporta un costo maggiore rispetto ad altre, in quanto si acquistano entrambe le opzioni call e put, quindi è importante valutare se il guadagno previsto sui dividendi sia sufficiente a coprire i costi.



lunedì 6 febbraio 2023

28. Strategie con Dividendi

I dividendi rappresentano una fonte di reddito passivo per gli investitori e sono un importante fattore nella scelta delle azioni da acquistare. I dividendi sono pagamenti periodici effettuati dalle società ai loro azionisti, solitamente in contanti, sulla base dei profitti dell'azienda. Essi sono un modo per le società di remunerare gli azionisti distribuendo loro parte dei  profitti e possono essere utilizzati per generare entrate regolari, aiutando gli investitori a costruire un flusso di cassa positivo.

Esistono diverse tipologie di azioni che pagano dividendi, tra cui le azioni di società stabili e mature, come le utility e le aziende del settore immobiliare (REITs), che hanno una storia di pagamenti regolari e crescenti dei dividendi. Esiste anche il Dividend Aristocrats Index, ovvero un sotto indice del S&P500 composto da società che hanno distribuito ed aumentato i dividendi per almeno 25 anni consecutivi. Investire in queste società può offrire agli investitori un rendimento più stabile e prevedibile rispetto ad altre azioni perché, parlando in generale, si può ragionevolmente presumere dalle componenti dell'indice un maggiore grado di affidabilità rispetto al mercato. Tuttavia, è importante rimarcare che non tutte le società che pagano dividendi sono uguali e che gli investitori dovrebbero comunque prestare una particolare attenzione a fattori qualitativa quali alla crescita del dividendo, alla percentuale di pagamento rispetto al reddito e alla stabilità finanziaria della società.

Ci sono varie strategie per investire in azioni che pagano dividendi. Una delle più popolari è l'acquisto di azioni di società stabili e mature che hanno una storia di pagamenti regolari e crescenti dei dividendi (le famose Blue Chip). Queste società sono spesso società consolidate che operano in settori quali utility regolamentate, banche e aziende del settore immobiliare. Un altro modo per investire in azioni che pagano dividendi è attraverso l'acquisto di fondi comuni di investimento o ETF che si concentrano sulle azioni che pagano dividendi. Questi fondi e ETF sono un'ottima opzione per gli investitori che cercano un modo semplice per investire in azioni che pagano dividendi, poiché essi offrono una diversificazione automatica e una gestione professionale del portafoglio.

Un'altra strategia popolare per investire in azioni che pagano dividendi è quella di investire in Dividend Aristocrats. Queste sono società che hanno aumentato i dividendi per almeno 25 anni consecutivi e rappresentano un gruppo selezionato di aziende stabili e mature con una storia di pagamenti regolari e crescenti dei dividendi. Investire in Dividend Aristocrats può fornire agli investitori un rendimento più stabile e prevedibile rispetto ad altre azioni. Sempre di più sono gli studi che dimostrano come investire in Dividend Aristocrats possa portare a una sovra performance  rispetto al mercato azionario generale.

Ad esempio, Howard Silverblatt in un suo studio del 2012 ha confrontato i rendimenti del S&P 500 Dividend Aristocrats index con quelli dell'S&P 500 dal 1989 al 2011. Lo studio ha evidenziato come l'indice Dividend Aristocrats abbia generato un rendimento annualizzato del 9,2%, superiore al 7,7% dell'S&P 500, mentre in un altro studio del 2018 Blanchet e Kaplan hanno confrontato i rendimenti degli Aristocrats con quelli dell'S&P 500 dal 1972 al 2017 ed ha evidenziato come i Dividend Aristocrats abbiano generato un rendimento annualizzato del 9,9% contro il 9,1% dell'S&P 500.

Inoltre, gli Aristocrats hanno anche dimostrato di essere meno volatili rispetto all'S&P 500, con un indice di volatilità inferiore, questo fattore può essere molto importante per gli investitori che cercano stabilità e rendimenti più prevedibili.

Inoltre, l'investimento "lungo" in azioni che pagano dividendi si sposa molto bene con la vendita di opzioni call come strategia per generare ulteriore reddito dalle azioni che pagano dividendi. La vendita di opzioni call su azioni che pagano dividendi (covered call) può generare profitti se il prezzo dell'azione rimane stabile o decresce, poiché il trader può tenere l'azione e continuare ad incassare il dividendo mentre incassa un premio. Tuttavia, è importante notare che questa strategia comporti un certo livello di rischio: l'investitore deve sempre tenere a mente che, qualora il prezzo salisse troppo, potrebbe essere costretto a consegnare le azioni al prezzo pattuito.

In generale, investire in azioni che pagano dividendi può essere un'ottima scelta per gli investitori che cercano una fonte di reddito passivo e una maggiore stabilità nei loro investimenti. Tuttavia, è importante valutare attentamente ogni società e la propria tolleranza al rischio prima di investire in azioni che pagano dividendi. Con la giusta ricerca e pianificazione, gli investitori possono trarre vantaggio dall'investimento in azioni che pagano dividendi e costruire un portafoglio di investimenti stabile e redditizio nel lungo termine.


giovedì 30 luglio 2020

25 - Guida Alle Opzioni - L'Open Interest

Guida Alle Opzioni - L'Open Interest




A differenza dei titoli azionari che esistono in un numero di “pezzi”
tendenzialmente stabile nel tempo, non vi è né una misura prestabilita né
un numero massimo o minimo di contratti di opzione che possono esistere
per qualsiasi sottostante; il numero di contratti di opzione attivi
contemporaneamente per ciascun sottostante, infatti, tende a fluttuare
seguendo la domanda del contratto stesso. Banalizzando, il numero di
contratti di opzione attivo per un determinato sottostante (c.d.
open interest) corrisponde semplicemente al numero di contratti
aperti e non chiusi per quel determinato sottostante a quel determinato
prezzo ed a quella determinata scadenza.




Per capire quanto detto poc’anzi vediamo di capire come si forma un
contratto di opzione.




Ogni volta che si compra o si vende un’opzione, con il nostro semplice
ordine possiamo indifferentemente creare una nuova posizione o chiudere
una posizione già esistente.






Per questo motivo, quando si opera con le opzioni è sempre importante
ricordarsi di specificare se intendiamo aprire un nuovo contratto
(utilizzando in luogo del solito “buy” e “sell” le diciture
“buy to open” o “sell to open”) o chiudere una posizione già esistente
(utilizzando in luogo del solito “buy” e “sell” le diciture “buy to close”
o “sell to close”).




Non dobbiamo mai dimenticare che le opzioni sono infatti “wasting assets”, ovvero beni con una scadenza il cui valore decresce (o tende a
decrescere) all’avvicinarsi della “expiration date” in conseguenza
del continuo ridursi della vita residua questo per effetto del fatto che,
alla scadenza, la componente di premio relativa alla vita residua (a.k.a.
time value) diventa in ogni caso zero.




Il valore di un’opzione può essere scomposto in due componenti:





  1. il valore intrinseco: pari al valore che avrebbe il derivato nel caso in cui fosse chiuso
    immediatamente;



  2. il valore estrinseco (premio): pari alla differenza tra il prezzo dell'opzione e il suo valore
    intrinseco. La componente del prezzo detta premio è certamente quella ai
    nostri fini più interessante, rappresenta quanto un investitore è
    disposto a pagare in aggiunta al valore intrinseco per una data opzione,
    e dipende da vari fattori, quali la vita residua dell'opzione, la
    volatilità dell'attività sottostante, il tasso di interesse risk free e
    gli eventuali dividendi distribuiti dall'attività sottostante nel
    periodo di vita residua.











Quando un'opzione ha valore intrinseco positivo l’opzione è detta "in the
money" (ITM); le opzioni "at the money" (ATM) e "out of the money" (OTM) hanno entrambe valore intrinseco nullo e pertanto il loro prezzo
equivale, sostanzialmente, al premio (Valore Estrinseco).



Ad esempio comprando
un’opzione Call con strike price a 82 euro verso un sottostante che, al
momento, sta scambiando a 82,75 euro ad un prezzo di 2,45 euro avremo la
seguente scomposizione:



·      
Valore Intrinseco:
0,75 euro



·      
Valore Estrinseco
(premio): 1,70 euro



Diversamente
qualora il sottostante scambiasse a 83 euro la scomposizione sarebbe:



·      
Valore Intrinseco:
0 euro



·      
Valore Estrinseco
(premio): 2,45 euro



Mentre il valore
intrinseco varia al variare del prezzo dell’opzione rispetto al sottostante, il
valore estrinseco si riduce man mano che l'opzione si riduce la sua vita
residua arrivando alla scadenza a zero.



Riprendendo
l’esempio di poc’anzi la situazione che avremmo è la seguente:


Se è ragionevole
per un investitore pagare 2,45 euro per il diritto di acquistare 100 azioni ad
un prezzo pari dell’attuale nella probabilità che a scadenza il sottostante
quoti sopra 85.75 e quindi si faccia un profitto, tale probabilità diminuisce
mano a mano che ci avviciniamo alla scadenza, scendendo allo 0% una volta
raggiuntala.



Ciò nonostante le
opzioni non nascono come delle bombe ad orologeria che vengono scambiate fino
all’ultimo momento per poi esplodere in mano a chiunque sia il malcapitato ultimo
possessore. O almeno non nascono solo per questo.



A riguardo, per
non rimanere incastrati nel quadro micro, una metrica che ci viene in soccorso
è, sicuramente, Open Interest (Contratti Aperti in italiano) che,
se correttamente compreso, ci aiuta a non perdere di vista il quadro d’insieme
di ciascuna posizione.



L’Open Interest
altro non è che la misura di quanti contratti per una determinata opzione sono
aperti, o meglio il n
umero di contratti di
opzione acquistati/venduti dagli operatori e non ancora rivenduti/riacquistati,
in un dato istante temporale.



Come abbiamo visto,
infatti, per ciascun sottostante ed ogni data scadenza e prezzo di esercizio, l'operazione
di acquisto o di vendita di un’opzione da parte di un soggetto che precedentemente
non lo aveva rispettivamente venduto o acquistato incrementa il numero di
contratti aperti di un'unità, mentre l'operazione di vendita o acquisto di un’opzione
su una data scadenza da parte di un soggetto che precedentemente lo aveva
acquistato o venduto riduce il numero di contratti aperti di un'unità.



A mercato quindi le
posizioni aperte sono costituite dal numero di operazioni di acquisto/vendita a
termine che non sono state chiuse dagli investitori con operazioni di segno
contrario.



Questa operazione
non avviene momento per momento ma solo una volta per giornata di
contrattazione, ogni mattina viene riportato l’Open Interest per il giorno
precedente. Questo può essere relativo o a tutti i contratti aperti per singolo
sottostante oppure può essere misurato per tipo di opzione (call o put) per
ogni strike price e per ciascuna scadenza.



Un elevato Open
Interest
per un determinato contratto significa che molte persone sono
interessate a scambiare quel contratto. E’ però un indicatore non direzionale, infatti
per ogni persona che compra ve ne è una che vende e non è possibile, a priori,
sapere chi delle due ha ragione: chi vende e chi compra il medesimo contratto,
infatti, hanno interessi tra loro confliggenti.



Ciò premesso
rimane indubbio che, rappresentando l'Open Interest il numero di contratti opzioni
aperti in uno preciso momento, ciò ci può fornire un’indicazione precisa sull’operatività
degli altri partecipanti al mercato in forma aggregata derivandone in modo
diretto se sta entrando o uscendo denaro dal mercato.


Da ciò deriva che, se registriamo un'Open Interest crescente
durante la fase di un qualsiasi trend, dovremmo interpretarlo come un segnale
di forza del trend stesso, mentre un Open Interest in calo potrebbe rappresentare
un segnale di indecisione e di probabile inversione del trend in corso; infatti
quando un trend vede di colpo diminuire l'Open Interest, è molto probabile che
quel trend stia per esaurirsi.



Oltre a ciò il vantaggio
più grande che possiamo ricavare da un indicatore come l’Open Interest è
la liquidità del contratto sottostante. Open Interest particolarmente
elevati significa maggiore liquidità e quindi spread bid/ask minori.





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