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mercoledì 24 maggio 2023

50 - La Volatilità di portafoglio

Nel mondo degli investimenti, la volatilità di portafoglio svolge un ruolo cruciale nella gestione del rischio. Mentre nel post precedente abbiamo esplorato la volatilità e la varianza riferiti a singole azioni, a questo punto, però, come investitori è altrettanto importante comprendere come la volatilità si estenda al livello del portafoglio. In questo articolo, esamineremo la volatilità di portafoglio, il suo significato e come può essere gestita per ottenere un bilancio appropriato tra rischio e rendimento. Scopriremo anche alcune strategie per diversificare il portafoglio e ridurre la volatilità complessiva.

La volatilità di portafoglio

La volatilità di portafoglio si riferisce alla misura della variazione dei rendimenti complessivi di un portafoglio di investimenti nel tempo. A differenza della volatilità delle singole azioni, che misura la variazione dei prezzi di un singolo titolo, la volatilità di portafoglio tiene conto delle correlazioni e delle interazioni tra gli strumenti finanziari all'interno di un portafoglio. Questo fornisce una valutazione più accurata del rischio complessivo dell'intero portafoglio.

Supponiamo ad esempio di avere un portafoglio che comprende azioni di diverse società, obbligazioni e un fondo comune di investimento immobiliare. Ogni componente del portafoglio ha la propria volatilità individuale. Tuttavia, quando vengono combinati, le correlazioni tra gli strumenti possono influenzare la volatilità complessiva del portafoglio.

Ad esempio, se le azioni di società A e società B sono altamente correlate, il loro prezzo può muoversi in modo simile. Ciò potrebbe aumentare la volatilità del portafoglio se entrambe le azioni subiscono fluttuazioni significative. D'altra parte, se le obbligazioni nel portafoglio hanno una bassa correlazione con le azioni, possono offrire una certa stabilità e ridurre la volatilità complessiva del portafoglio.

La Correlazione

La correlazione tra le diverse asset class svolge un ruolo fondamentale nella gestione della volatilità di portafoglio. La correlazione misura la relazione statistica tra due asset class e può variare da -1 a +1.

  • Correlazione positiva: Se due asset class hanno una correlazione positiva, significa che tendono a muoversi nella stessa direzione. Ad esempio, le azioni e i titoli ad alto rendimento possono avere una correlazione positiva perché entrambi sono influenzati dagli stessi fattori di mercato, come le condizioni economiche generali. Quando le azioni salgono, è probabile che anche i titoli ad alto rendimento si apprezzino, aumentando la volatilità complessiva del portafoglio.
  • Correlazione negativa: Se due asset class hanno una correlazione negativa, significa che tendono a muoversi in direzioni opposte. Ad esempio, le obbligazioni di qualità elevata e gli asset rifugio, come l'oro, possono avere una correlazione negativa con le azioni. Durante periodi di turbolenza dei mercati azionari, gli investitori spesso cercano sicurezza nelle obbligazioni o nell'oro, che possono agire come un'assicurazione contro la volatilità del mercato.
  • Correlazione neutra o scarsa: Alcune asset class possono avere una correlazione neutra o scarsa tra loro, il che significa che non vi è una relazione significativa tra i loro movimenti di prezzo. Ad esempio, le obbligazioni di qualità elevata possono avere una correlazione neutra con i mercati azionari. Questo può essere utile per la riduzione della volatilità di portafoglio, poiché l'inclusione di asset con correlazione neutra può contribuire a mitigare il rischio complessivo.

L'utilizzo di asset class con correlazione negativa o neutra può essere una strategia efficace per diversificare il portafoglio e ridurre la volatilità. In questo modo, quando una parte del portafoglio subisce una performance negativa, l'altra parte può compensare le perdite o mantenere una certa stabilità.

Ad esempio, un investitore potrebbe allocare parte del suo portafoglio in azioni e parte in obbligazioni di qualità elevata. Durante periodi di forti cali dei mercati azionari, le obbligazioni possono agire come un'ammortizzatore per le perdite, riducendo la volatilità complessiva del portafoglio. D'altra parte, quando i mercati azionari sono in crescita, le azioni possono fornire un'opportunità di rendimento più elevato, bilanciando il portafoglio.

La comprensione della correlazione tra le varie asset class è essenziale per costruire un portafoglio ben diversificato e gestire la volatilità complessiva. Effettuare un'analisi approfondita della correlazione storica e monitorare regolarmente le dinamiche di correlazione può aiutare gli investitori a prendere decisioni più informate nella gestione del rischio del portafoglio.

Gestione della volatilità di portafoglio

La gestione della volatilità di portafoglio è essenziale per creare un portafoglio bilanciato che offra un'adeguata combinazione di rischio e rendimento e non può prescindere da una adeguata comprensione del grado di correlazione tra i vari elementi presenti nel portafoglio. Ecco alcune strategie comuni utilizzate per gestire la volatilità di portafoglio:

  • Diversificazione: Una delle principali strategie per ridurre la volatilità di portafoglio è la diversificazione. Investire in una varietà di asset classes, settori e geografie può aiutare a ridurre il rischio complessivo del portafoglio. Quando un'area del mercato è sotto pressione, altre aree possono compensare le perdite.
  • Asset allocation: L'allocazione degli asset è un processo di bilanciamento degli investimenti tra azioni, obbligazioni, liquidità e altri strumenti finanziari che tiene conto degli obiettivi di rischio e rendimento dell'investitore. Una corretta allocazione degli asset può aiutare a ridurre la volatilità di portafoglio distribuendo il capitale in modo equilibrato tra diverse classi di attività che hanno diversi profili di rischio e rendimento.
  • Uso di strumenti di copertura (hedging): Gli strumenti di copertura, come i contratti futures o le opzioni, possono essere utilizzati per mitigare il rischio di fluttuazione dei prezzi. Ad esempio, un investitore può acquistare contratti futures per proteggere il proprio portafoglio dalle perdite in caso di una significativa correzione di mercato.
  • Riequilibrio periodico: È importante monitorare regolarmente il portafoglio e riequilibrarlo se necessario. Ciò implica vendere o acquistare determinati asset per riportare l'allocazione agli obiettivi prefissati. Il riequilibrio periodico può aiutare a mantenere una volatilità di portafoglio controllata nel tempo.

Effetti della volatilità sui rendimenti

La volatilità può avere effetti significativi sui rendimenti degli investimenti a breve, medio e lungo termine. Vediamo come la volatilità può influenzare i diversi orizzonti temporali:

  • Rendimenti a breve termine: A breve termine, la volatilità può causare fluttuazioni significative dei prezzi degli asset. I movimenti di mercato improvvisi e la volatilità possono creare opportunità per i trader a breve termine di trarre profitto dalle oscillazioni dei prezzi. Tuttavia, la volatilità può anche portare a perdite se le previsioni di mercato sono errate. Gli investitori a breve termine devono monitorare attentamente la volatilità e adottare strategie che si adattino alle condizioni di mercato.
  • Rendimenti a medio termine: A medio termine, la volatilità può avere un impatto sia positivo che negativo sui rendimenti degli investimenti. Se la volatilità è elevata, potrebbe esserci una maggiore probabilità di fluttuazioni significative dei prezzi, che potrebbero portare a perdite. Tuttavia, la volatilità può anche creare opportunità di acquisto per gli investitori che cercano di capitalizzare su azioni o asset sottostanti che sono sopravvalutati o sottovalutati. Gli investitori a medio termine dovrebbero adottare un approccio bilanciato, considerando sia i rischi che le opportunità che la volatilità può presentare.
  • Rendimenti a lungo termine: A lungo termine, la volatilità può essere attenuata e i rendimenti tendono a essere meno influenzati dalle fluttuazioni di breve periodo. Nel corso di molti anni, i mercati finanziari tendono a mostrare una tendenza al rialzo generale nonostante la volatilità a breve termine. Gli investitori a lungo termine possono trarre vantaggio dalla volatilità attraverso l'effetto della mediazione: l'acquisto di asset a prezzi più bassi durante periodi di volatilità può portare a rendimenti superiori nel lungo periodo quando i prezzi si riprendono. La chiave è avere una visione a lungo termine e una strategia di investimento solida che tenga conto della volatilità come parte integrante del processo di investimento.
È importante comunque sottolineare che gli effetti della volatilità possono variare a seconda del tipo di asset o classe di attività considerata, nonché delle condizioni specifiche di mercato. Gli investitori devono valutare attentamente i propri obiettivi, la tolleranza al rischio e l'orizzonte temporale per adottare una strategia di investimento appropriata che tenga conto degli effetti della volatilità sui rendimenti.

lunedì 22 maggio 2023

49 - La Volatilità e la Varianza

La volatilità delle azioni e la varianza sono due concetti strettamente correlati. La varianza è un'altra misura statistica utilizzata per valutare la dispersione dei dati rispetto alla loro media. La volatilità è semplicemente la radice quadrata della varianza.

Volatilità

La volatilità delle azioni è un concetto fondamentale nel mondo degli investimenti e del trading. Rappresenta la misura della variazione dei prezzi delle azioni nel tempo e riflette l'incertezza e il rischio associati a un particolare titolo o a un mercato nel suo complesso. In altre parole, la volatilità indica quanto velocemente e in che misura il prezzo di un'azione può fluttuare.

Come Misurare la Volatilità passo passo

Ci sono diversi metodi per misurare la volatilità, ma il più comune è l'utilizzo della deviazione standard dei rendimenti giornalieri o dei rendimenti storici.

La deviazione standard è una misura statistica che indica quanto i dati si discostano dalla media. Applicata ai rendimenti delle azioni, la deviazione standard misura l'ampiezza delle fluttuazioni dei prezzi rispetto alla loro media nel tempo. Una deviazione standard più alta indica una maggiore volatilità, mentre una deviazione standard più bassa indica una volatilità ridotta.

Per calcolare la volatilità mensile di un qualsiasi titolo, è necessario avere a disposizione un set di dati storici che contenga i prezzi di chiusura delle azioni per ogni giorno lavorativo del mese preso in considerazione. 

Ecco i passaggi per calcolare la volatilità mensile:

  1. Calcolare i rendimenti giornalieri: Calcola la variazione percentuale tra il prezzo di chiusura di ogni giorno e il prezzo di chiusura del giorno precedente. Ad esempio, supponiamo di avere i seguenti rendimenti giornalieri per il mese di maggio.
    Ad esempio .
        1 maggio: +1%
        2 maggio: -0.5%
        3 maggio: +0.8%
        ...
        31 maggio: +0.2%

  2. Calcolare la media dei rendimenti giornalieri: Somma tutti i rendimenti giornalieri e dividi per il numero totale di giorni lavorativi nel mese.

    Ad esempio, supponiamo che ci siano stati 22 giorni lavorativi a maggio e la somma dei rendimenti giornalieri sia 5%. Quindi, la media dei rendimenti giornalieri sarà 5% / 22 = 0.2273% (arrotondato a quattro decimali)

  3. Calcolare le differenze tra i rendimenti giornalieri e la media: Sottrai la media dei rendimenti giornalieri da ciascun rendimento giornaliero e registra le differenze.
    Continuando nel nostro esempio:
        Differenza 1 maggio: +0.7727% (= 1% - 0.2273%)
        Differenza 2 maggio: -0.7273% (= -0.5% - 0.2273%)
        Differenza 3 maggio: +0.5727% (= 0.8% - 0.2273%)
        ...
        Differenza 31 maggio: -0.0273% (= 0.2% - 0.2273%)

  4. Calcolare il quadrato delle differenze: Eleva al quadrato ciascuna delle differenze calcolate al punto precedente.
    Sempre continuando nel nostro esempio:
        Quadrato della differenza 1 maggio: 0.59719729% (= 0.7727%^2)
        Quadrato della differenza 2 maggio: 0.53030329% (= -0.7273%^2)
        Quadrato della differenza 3 maggio: 0.32798729% (= 0.5727%^2)
        ...
        Quadrato della differenza 31 maggio: 0.00074329% (= -0.0273%^2)

  5. Calcolare la media dei quadrati delle differenze: Somma tutti i quadrati delle differenze e dividi per il numero totale di giorni lavorativi nel mese.

        Somma dei quadrati delle differenze = 2.87654906%
        Media dei quadrati delle differenze = 0.13075314% (arrotondato a otto decimali)

  6. Calcolare la volatilità mensile: Prendi la radice quadrata della media dei quadrati delle differenze calcolata al punto precedente. Questo valore rappresenterà la volatilità mensile del titolo scelto.

    Radice quadrata della media dei quadrati delle differenze = √0.13075314% ≈ 0.3617% (arrotondato a quattro decimali)

    Concludendo il nostro esempio, quindi, possiamo dire che la volatilità mensile del nostro titolo per il mese preso in considerazione è approssimativamente del 0.3617%. Ciò indica che, in media, ci si può aspettare che i prezzi fluttuino di circa lo 0.3617% al mese. Maggiore è la volatilità, maggiore è la probabilità di fluttuazioni significative dei prezzi delle azioni nel periodo considerato.

È importante notare che il calcolo della volatilità si basa sui dati storici e rappresenta una stima della volatilità futura delle azioni. Tuttavia, le condizioni di mercato possono cambiare nel tempo e influenzare la volatilità effettiva delle azioni. Pertanto, è sempre consigliabile prendere in considerazione anche altri fattori e utilizzare più strumenti di analisi per valutare il rischio e prendere decisioni di investimento informate.

Varianza

Mentre la deviazione standard viene comunemente utilizzata per misurare la volatilità delle azioni, la varianza fornisce una misura più dettagliata della dispersione dei dati rispetto alla media, rispetto alla deviazione standard. La varianza tiene conto di tutte le differenze individuali dai dati di riferimento e le eleva al quadrato, permettendo di valutare quanto i dati si discostano dalla media in modo più accurato.

Tuttavia, la varianza può essere più difficile da interpretare perché è espressa in unità di misura quadratiche rispetto ai dati originali. Pertanto, la deviazione standard, che è la radice quadrata della varianza, viene spesso utilizzata perché ritorna ai valori originali e fornisce una misura più intuitiva della volatilità.

Quindi, mentre la varianza offre una misura più dettagliata della dispersione, la deviazione standard (che è la radice quadrata della varianza) è più comunemente utilizzata per valutare e confrontare la volatilità delle azioni e dei mercati. La varianza rappresenta la media dei quadrati delle differenze tra i dati e la loro media. Un valore di varianza più elevato indica una maggiore dispersione dei dati e, di conseguenza, una volatilità più alta.

Per calcolare la varianza dei rendimenti delle azioni, è necessario elevare al quadrato le differenze tra i rendimenti giornalieri e la loro media, quindi calcolare la media di questi quadrati. Successivamente, è possibile ottenere la volatilità prendendo la radice quadrata della varianza.

Mentre la varianza può essere utile per l'analisi approfondita della volatilità, la deviazione standard è più comunemente utilizzata perché è espressa nella stessa unità di misura dei dati originali, facilitando l'interpretazione e il confronto tra diverse azioni o mercati.

Ad esempio:

supponiamo di confrontare due azioni: Azione A e Azione B. La volatilità dell'Azione A è espressa da una deviazione standard del 10%, mentre la volatilità dell'Azione B è di 15%. Possiamo concludere che l'Azione B è più volatile dell'Azione A perché ha una deviazione standard più alto; allo stesso modo, se confrontiamo le varianze delle stesse due azioni, potremmo trovare una varianza dell'Azione A pari a 100 e una varianza dell'Azione B pari a 225. La varianza dell'Azione B è maggiore, indicando una maggiore dispersione dei dati rispetto alla media rispetto all'Azione A.

In sostanza, la volatilità delle azioni e la varianza forniscono informazioni importanti agli investitori per valutare il rischio associato a un'azione o a un mercato. La volatilità misurata dalla deviazione standard è più comunemente utilizzata per valutare e confrontare la volatilità tra diverse azioni, mentre la varianza offre una misura più approfondita della dispersione dei dati rispetto alla media. Entrambi i concetti sono utili per prendere decisioni di investimento informate e gestire il rischio.

mercoledì 24 giugno 2020

23. AGGIORNAMENTO AI NAVIGANTI E CONSIGLI

AGGIORNAMENTO AI NAVIGANTI

Rieccoci qua, ho fatto passare parecchio tempo dall'ultimo aggiornamento poichè tra lavoro e vita personale sono stato abbastanza compresso. Ma nonostante tutto, dopo questo periodo decisamente turbolento dei mercati finanziari che, come tanti altri, mi ha lasciato abbastanza frastornato, ho ricominciato la mia consueta attività di piccolo investitore.
Parlando di opzioni, alcuni titoli ad alta volatilità, come NIKOLA (NASDAQ:NKLA), MODERNA (NASDAQ: MRNA) e ZOOM (NASDAQ:ZM) si sono aggiunti al mio "portafoglio speculativo" tradizionale (su cui vendere CALL e PUT DOTM a brevi scadenze) mentre altre vecchie glorie come Canopy Growth (NYSE:CGC) e ROKU (NASDAQ:ROKU) hanno ripreso a fare il loro dovere. Una rotazione forzata del mio portafoglio verso assets più "fisici" unita ad un cambio di strategia ch dettaglierò nel corso del post ha ridotto il mio potenziale di fuoco ma dovrei comunque rimanere in linea con il mio (poco ambizioso) budget iniziale, almeno per quanto riguarda le opzioni.
La recente ondata di tagli ai dividendi, alcuni anche molto inaspettati come Royal Dutch Shell (AMS:RDS.A), ha invece impattato grandemente i miei introiti mensili, facendomi rivalutare alcuni dei saggi consigli che mi ero ripromesso di seguire ma da cui mi ero, ahimè, colpevolmente distaccato.
La grande esposizione sulle major petrolifere come l'italiana Eni e la francese Totale (BIT:ENI, FP:TP) che aveva caratterizzato la mia operatività  negli ultimi mesi si è rivelata veramente eccessiva ed anche se ora stiamo (lentamente) recuperando i danni sono stati ingenti.

1. "Usare il margine per uscire dai guai e non per infilarcisi".

Sebbene possa sembrare del semplice buonsenso (e sicuramente lo è), spesso ci dimentichiamo come il margine di garanzia richiesto per la vendita delle opzioni a margine pur non comportando costi aggiuntivi e risultando quindi completamente gratis, porta con se notevoli rischi. Salvo quindi tatticismi, è opportuno limitarsi a vendere CSP - Cash Secured Puts e non NP - Naked Put. Il margine potrà venirci quindi in soccorso nel caso ci troveremo a dover sdoppiare per rollare in caso di crolli improvvisi che portano all'assegnazione (sempre che non siamo contenti di farci assegnare, nel qual caso ben venga).
Soluzioni intermedie possono certamente essere adottate, avendo però sempre cura di ricordarsi come all'aumentare del margine utilizzato corrisponda in modo più che proporzionale un aumento del profilo di rischio complessivo del proprio portafoglio. E come l'utilizzo di margine ci esponga anche a rischi ulteriori rispetto al capitale conferito all'interno del portafoglio stesso.

2. Il rischio più grande di vendere opzioni PUT - Il Bull Put Credit Spread come alternativa a CSP

A volte dimentichiamo che il rischio più grande di vendere opzioni PUT (CSP) non è quello di essere assegnato, ma quello del fallimento della società sottostante. Da qui l'importanza di orientarsi verso la vendita di titoli di qualità, o di indici (che, per definizione, non falliscono mai).
Le notizie improvvise, come quella di WireCard (FRA:WDI) che ha perso oltre l'80% del proprio valore in pochi giorni, sono per definizione imprevedibili e capitano insapettate. E' quindi opportuno cercare sempre di avere una qualche forma di "copertura" (anche se molto lontana) per porre un limite al proprio rischio.
Quando possibile, quindi, cerchiamo di creare figure come BULL PUT CREDIT SPREAD che consiste nel vendere un opzione PUT (ITM o anche OTM a seconda se la volatilità del titolo lo consente o meno) su un titolo e contestualmente comprare una opzione PUT alla stessa scadenza ma ad uno strike più basso.

Il vantaggio di questa strategia è che, pur a fronte del consueto cap ai profitti come in tutte le strategie di vendita opzioni, a differenza della vendita di opzioni PUT come Cash Secure PUT (CSP) abbiamo un rischio totale minore.
Infatti:
  1. Se il giorno di scadenza titolo chiude ad un prezzo superiore allo strike price più alto (quello relativo all'opzione PUT venduta), entrambe le opzioni scadranno senza valore residuo e pertanto otterremo il profitto massimo da questa operazione pari al premio incassato per la vendita della PUT con strike price superiore meno quanto pagato per il premio dell'acquisto della PUT a strike inferiore, meno le commissioni per entrambe le operazioni.
  2. Se il giorno di scadenza il titolo chiude ad un prezzo inferiore allo strike price più basso (quello relativo all'opzione PUT comprata), otterremo la perdita massima da questa operazione, pari alla differenza tra gli strike price delle due PUT a cui sottrarre il premio ricevuto per la vendita delle put e aggiungere le commissioni pagate.
Di seguito tabelline riassuntive sugli esiti della strategia

Questa strategia, invece, darà un pareggio quando il prezzo del titolo sottostante alla scadenza sarà pari a 

Ogni valore di prezzo superiore a tale break-even point si tradurrà in un profitto per l'operatore.

Ricordiamoci, essendo questa un'operazione multi-leg, di chiudere tutte le posizioni l'ultimo giorno di contrattazioni e non lasciarle "scadere", anche se senza valore residuo. In questo modo si riduce il rischio di essere assegnati durante le ore in cui, pur essendo chiuse le contrattazioni, è ancora possibile essere esercitati.

3. Aggiornamento Strategia - Inserimento ETF

La recente volatilità sui mercati, unita ad un maggiore coinvolgimento di mia moglie all'interno del mio piano di investimento, mi porterà nell'imminente futuro ad implementare strategie di tipo PAC su una serie di ETF. L'obiettivo, come per il resto del mio portafoglio, sarà quello di ottenere una rendita mensile costante e crescente nel tempo e pertanto prediligerò tutti quegli ETF che hanno come caratteristica quella di distribuire cedole e dividendi crescenti nel tempo (e possibilmente con pagamenti cadenzati mensilmente). Sicuramente questo ridurrà la mia disponibilità per la parte tradizionale del mio portafoglio ma lo renderà (spero!) complessivamente più stabile e meno soggetto ai colpi di volatilità visti nei mesi scorsi.

Gli ETF inseriti saranno di tipo azionario e, probabilmente, con opzioni (eheh) come alcuni che implementano strategie di tipo covered call e vendita di PUT come ad esempio il BMO Premium Yield ETF quotato in Canada (TSE:ZPAY) disponibile sia in USD (TSE:ZPAY.U) che in CAD (TSE:ZPAY.F).
La bellezza di questo ETF, che si adatta perfettamente al tipo di strategia implementata è il contemporaneo utilizzo di strategie Covered Call (CC) e Cash Secured Put (CSP) unito al possesso di titoli fisici.


55 - Opzioni e Volatilità - 505 Scarsa Volatilità

Il problema di troppo poca volatilità, cosa c'è dietro La vendita di opzioni è una strategia di investimento che può essere molto reddit...