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domenica 22 marzo 2020

16. L’importanza di una strategia solida




Information Overload,
ovvero affogare in un mare di informazioni.



Viviamo in quella che molti scienziati sociali definiscono o “l’era
dell’informazione”, in qualunque momento, dovunque ci troviamo, qualunque cosa
stiamo facendo, abbiamo accesso ad una quantità di informazioni come mai prima
nella storia dell’umanità.


Se solo pensiamo ai nostri nonni, molti dei quali anche
analfabeti, vediamo come in poco più di mezzo secolo la trasformazione della
società sia stata enorme. Non solo il numero di analfabeti è calato in modo
drastico sino a sparire quasi completamente, ma oggi chiunque ha accesso ad
informazioni specialistiche in pochi minuti quando non in pochi secondi.


Paradossalmente questo, per chi, come noi, cerca di
risparmiare ed investire in maniera indipendente, è quanto di peggio possa
esservi perché, mettendoci davanti agli occhi ogni secondo il presente, ci
impedisce di pensare lucidamente al futuro.


Negli ultimi 15 anni questo trend è stato poi alimentato come
mai prima dai media, tradizionali e non, che, nell’ottica di fornire un
servizio sempre migliore, hanno lasciato ampi pubblicitari a banche, i broker,
i fondi comuni, accanto a pannolini ed alle conserve di pomodori. Il risultato
è che, nonostante oggi vi siano esperti ovunque e le informazioni siano
accessibili come non mai, facciamo fatica a reperire le informazioni necessarie
per poter operare tranquillamente in autonomia. Non sappiamo dove guardare,
cosa scegliere, come fare. Il troppo, la straripante abbondanza di scelte in
cui siamo immersi ci frastorna e paralizza da un lato e dall’altro ci rende più
inclini a compiere quelle attività che richiedono meno scelte (e riflessione)
possibile. “Se scegliere è estremamente complicato perché richiede uno
sforzo enorme di valutazione e rivalutazione di varie opinioni, allora agiamo d’impulso

“ dice il nostro cervello. Ancora, ogni giorno veniamo bombardati dai giornali,
sulle televisioni, o a lavoro, da dati finanziari sostanzialmente inutili se
presi individualmente, la performance giornaliera del DJIA, il S&P500 o il
FTSE MIB, se abbiamo fatto bene o siamo andati male se è l’indice è salito o è
sceso come la performance finanziaria giornaliera delle più importanti aziende
di un paese fosse di per se significativa.


Come può quindi un piccolo investitore retail, che per
definizione non è un esperto, non dico prendere decisioni consapevoli ma almeno
riuscire a scremare le notizie rilevanti da quelle irrilevanti (o prezzolate),
a discernere la verità dal falso tra esperti che litigano e notizie ufficiali che
si contraddicono in anche poche ore?


Che fare? Distillare una
Strategia.



La prima domanda che mi sono posto è stata se avesse senso
tutto questa complessità o se potesse essere distillata strategia semplice che,
se applicata, producesse risultati concreti, prevedibili e duraturi?


La risposta, ovviamente, è dipendente. Dipende dalle
aspettative che ci poniamo in termini di rendimenti ed in termini di tipologia
di rendimenti. Sicuramente è possibile ottenere una rendita costante dal
proprio patrimonio che vada inizialmente ad integrare e poi sostituire il
proprio stipendio o la propria pensione. Se questo è l’obbiettivo di lungo periodo,
allora è certamente possibile implementare un semplice piano di investimenti
che ha una forte probabilità di raggiungerlo. Se invece si vuole cercare di individuare
la prossima IPO che farà il 100% in una settimana , beh anche questo è
possibile ma sinceramente io non so come farlo (e se lo sapessi, perdonatemi,
non ve lo direi comunque).


Gli ingredienti della
Strategia



Come ogni distillato che si rispetti anche questa strategia d’investimento
ha una ricetta segreta fatta di ingredienti (i principi, e il capitale)
e procedure (le tecniche, i processi e metodi) oltre a predisporre l’esistenza
di un cuoco (l’investitore) che, se disciplinato, dopo aver fatto un po’ di pratica
non deve nemmeno essere troppo bravo.


La strategia di cui vi parlerò è per persone a cui piace risparmiare
per costruire, persone cottimiste che comprendono che la forza del tempo,
abbinata all’inevitabile progresso che l’umanità compie anno dopo anno,
sono sufficienti ai nostri scopi se sapientemente incanalate.


Lo idea che mi ha portato a delineare questa strategia è
quella di percorrere la strada più semplice meno rischiosa per arrivare ad
avere rendimenti di lungo periodo sicuri senza esser costretti a rimanere
costantemente attaccati al terminale o a pormi domande senza possibilità di
risposta.


È una strategia per certi versi semplice e già
seguita per decenni
da molti dei nostri padri (per i più fortunati di noi
nonni), recentemente finita nel dimenticatoio a scapito di più aggressive e,
apparentemente, performanti strategie di investimento, ma che non ha mai perso
di validità poiché basata su principi e processi solidi e pluri-rodati
il cui pregio più grande è quello di, oltre a far crescere il capitale, far dormire
bene la notte l’investitore.


Mediante l’adozione di questa strategia e, soprattutto, l’implementazione
dei processi e dei metodi in essa descritti, per essere chiari, il valore del
portafoglio di investimenti continua ad oscillare su e giù, nessuno può
garantire il contrario, indipendentemente dagli espedienti che possono essere
messi mettere in atto, ma la discesa ci preoccuperà meno perché ci sarà chiaro
il motivo del declino e le ragioni che porteranno al rimbalzo.


Funzionerà inoltre come paracadute emotivo, sapere cosa
succede, perché succede e cosa viene dopo, fornisce all’investitore un ancora
ed un porto sicuro per i momenti più bui nei quali, altrimenti, si rischia di
mettere in essere comportanti oltre che dannosi enormemente controproducenti
per il raggiungimento dei propri obbiettivi.


Gli ingredienti operativi saranno:


·      
Azioni,
italiane ed estere, caratterizzate da alcuni elementi


·      
Opzioni, su
titoli principalmente americani ma anche domestici ed UE.


I processi:


·      
Detenzione
simil cassettista di alcuni titoli azionari secondo regole ben precise


·      
Vendita
di opzioni PUT e, in minor misura, opzioni CALL, esclusivamente
su azioni ed ETF.


Il mix delle due cose riesce a garantire un cash flow
positivo pari che può essere usato sia per incrementare il proprio patrimonio e
le rendite future che prelevato e speso.


15. Le Opzioni – Introduzione (Parte 2)




Abbiamo visto come le Opzioni possano essere classificate come






















TIPO OPZIONE


VENDITORE


ACQUIRENTE


OPZIONE PUT


Soggiace all’obbligo di acquistare ad una certa data un certo
quantitativo di un determinato asset dietro il pagamento di un prezzo.


Acquista il diritto di vendere alla data di scadenza un certo
quantitativo di un determinato asset dietro il pagamento di un prezzo.


OPZIONE CALL


Soggiace all’obbligo di consegnare ad una certa data un certo
quantitativo di un determinato asset dietro il pagamento di un prezzo.


Acquista il diritto di comprare alla data di scadenza un certo
quantitativo di un determinato asset dietro il pagamento di un prezzo.






Come già la parola stessa “opzione”
dovrebbe suggerisci, è importante avere bene in mente che il compratore di una
opzione, sia essa put o call, è il detentore di un diritto e non un obbligo. A
scadenza egli potrà decidere se esercitare tale diritto, sulla base di una
semplice analisi di convenienza. Se gli converrà, eserciterà, altrimenti lo lascerà
scadere.


Questa è la differenza chiave
tra futures e opzioni
. Mentre in un contratto future le parti sono poi
obbligate a procedere all’esecuzione del contratto, in un contratto di opzione
l’esecuzione è un qualcosa di meramente eventuale, che anzi più spesso che no,
non viene mai in essere. Questa differenza comporta anche la conseguenza che mentre
non costa nulla (escluse le commissioni ovviamente) entrare in un contratto di
future, una parte essenziale del contratto di opzione è quella del pagamento
di un prezzo
(chiamato premio) dal compratore al venditore in cambio dell’assoggettamento
di quest’ultimo all’obbligo di vendere o comprare su semplice richiesta del compratore.
Tale diritto potestativo del compratore, però, ha una data di scadenza.


Alcune semplici proprietà delle
opzioni (che poi analizzeremo in modo più tecnico più avanti):


Il comportamento dei premi si
muove secondo una logica diversa a seconda che lo guardiamo da un punto di vista
statico o da un punto vi vista dinamico.


Il premio che deve essere pagato
dal compratore ad venditore per un contratto ad un determinato strike e
scadenza si muove secondo le logiche riassunte nelle seguenti tabelle:


Variazione del premio al
variare dello strike price:















Traducendo, da un punto di vista
statico:


·       
il premio di una put sarà tanto più alto quanto
più alto sarà lo strike price che scegliamo, mentre sarà tanto più basso quanto
più basso sarà lo strike price che scegliamo.


·       
Il premio di una call sarà tanto più alto quanto
più basso lo strike price e tanto più basso quanto più alto lo strike price.


Variazione del premio al
variare del prezzo del sottostante:












Traducendo da un punto di vista
dinamico:


Il valore del premio da
riconoscere al venditore (writer) di opzione varierà


·       
Per le opzioni PUT ad un determinato strike aumenterà
al diminuire del prezzo del sottostante mentre diminuirà all’aumentare dello
stesso.


·       
Per le opzioni CALL diminuirà al diminuire del
prezzo del sottostante ed aumenterà all’aumentare dello stesso.





Effetto del tempo sul premio


Le opzioni hanno una data di
scadenza e sono quindi un esempio perfetto di wasting assetts.












Traducendo, maggiore sarà il
contenuto di tempo ricompreso all’interno del contratto, maggiore sarà il premio
riconosciuto al venditore, indifferentemente che il contratto sia relativo a opzioni
PUT o opzioni CALL.


Il passare del tempo, quindi,
avvantaggia il venditore che, per il semplice effetto del trascorrere dei
giorni può vedere il prezzo del suo short diminuire e quindi, se le altre
condizioni non sono variate, ricomprare con un profitto.


Questa che sembra una cosa da
poco, in realtà racchiude in se il segreto per guadagnare cifre anche
importanti con le opzioni.


sabato 21 marzo 2020

14. Le Opzioni - Introduzione




Se chiedessimo a tutti quelli che
hanno vissuto la crisi del 2008 quale fosse la prima parola che associano a
quei tragici eventi sono sicuro che la stragrande maggioranza di loro
risponderebbe con
LA parola che veniva ripetuta ossessivamente a tutti i
telegiornali, tutti i giorni per mese:
derivati.


Se poi facessimo un passo
ulteriore e andassimo a chiedere loro il significato di quella parola, sono
sicuro che ne ricaveremmo solo vaghe sensazioni più che definizioni: “i derivati
sono rischiosi
”, “i derivati hanno rovinato moltissime persone”, “i
derivati sono la più grande truffa della storia
”.


In realtà niente di più lontano.


Vediamo di capire di più che
cosa sono i derivati
e perché, se veramente sono l’origine di tutti, i
mali, vogliamo ostinarci ad utilizzarli e come.


Che cosa sono i derivati? I
derivati sono tutti quegli strumenti finanziari il cui valore deriva dal
valore di un’altra variabile sottostante, più elementare
. Molto spesso, direi
quasi sempre, il sottostante è un altro prodotto finanziario, ad esempio
il prezzo dell’azione di un determinato titolo, ma non sempre. Esistono infatti
derivati per moltissime cosa, dal prezzo del succo di arancia (chi non ricorda
il celebre film di Natale “Una poltrona per due”) alla temperatura in una
determinata località, ad esempio i Cooling Degree Days (CDDs) misurati alla
stazione meteo presente a Central Park, NY.


Questi strumenti, o almeno la
stragrande maggioranza di essi (la totalità di essi per quanto ci riguarda),
viene scambiata in mercati regolamentati sotto forma di contratti
standardizzati,
allo stesso modo di azioni ed obbligazioni. La
standardizzazione dei contratti, iniziata più di 150 anni fa a Chicago, ha prodotto
due effetti:


·       Da un lato
a reso più semplice lo scambio di contratti, contribuendo in modo importante
alle creazione di un mercato dei derivati. Oggi per la stragrande maggioranza
dei piccoli operatori non c’è bisogno di prendere in mano il fascicolo
informativo della singola opzione che comprano o vendono, allo stesso modo in
cui gli investitori non prendono in mano ogni singolo Statuto delle società in
cui investono. Ad esempio per le opzioni contratto standard vuol dire
che vi sono delle regole comuni che si applicano a tutti i contratti
negoziati
relativamente a scadenza (di norma il terzo venerdì del
mese per quei titoli le cui opzioni sono solo mensili, tutti i venerdì per
quelli settimanali), numero di pezzi compresi nel contratto (di norma 100,
ma fuori dal mercato americano sono presenti molte eccezioni ad esempio ENI (BIT:ENI)
sono 500 pezzi, Intesa San Paolo (BIT:ISP) 1000 pezzi, IMA (BIT:IMA) sono 50
pezzi) di modo da rendere più facile la negoziazione.


·      
Dall’altro lato ha incrementato in modo molto
importante i volumi dei contratti conclusi (è più facile trovarsi d’accordo nel
compravendere 8 contratti ISP scadenza 20 Marzo 2020 (totale 8.000 pezzi) che
andare a cercare qualcuno interessato a farci da controparte per una
transazione di 8391 pezzi per il giorno del compleanno di nostra moglie).


Un’altra invenzione importante è
stata la cosiddetta “clearing house” che ha eliminato il principale
problema di ogni potenziale acquirente e venditore, il rischio controparte.


Semplificando quanto necessario
per garantire la comprensione del meccanismo, una volta infatti che le due
controparti (venditrice ed acquirente) si sono accordate per un contratto, le
singole posizioni transitano attraverso la clearing house che, ponendosi in
mezzo ai due, gestisce il rischio di insolvenza mediante la richiesta di
margini di garanzia variamente modulati a seconda del tipo di contratto.


Come avremo ormai capito, le
opzioni sono contratti derivati
.


Ci sono due tipi di opzioni,



















TIPO OPZIONE


VENDITORE


ACQUIRENTE


OPZIONE PUT


Soggiace all’obbligo di acquistare ad una certa data un certo
quantitativo di un determinato asset dietro il pagamento di un prezzo-


Ad esempio 100 azioni Coca Cola a 50 USD cadauna.


Acquista il diritto di vendere alla data di scadenza un certo
quantitativo di un determinato asset dietro il pagamento di un prezzo.


Ad esempio 100 azioni Coca Cola a 50 USD cadauna.


OPZIONE CALL


Soggiace all’obbligo di consegnare ad una certa data un certo
quantitativo di un determinato asset dietro il pagamento di un prezzo.


Ad esempio 100 azioni Coca Cola a 50 USD cadauna.


Acquista il diritto di comprare alla data di scadenza un certo
quantitativo di un determinato asset dietro il pagamento di un prezzo.


Ad esempio 100 azioni Coca Cola a 50 USD cadauna.






La data indicata nel contratto
opzione è chiamata, indifferentemente data di scadenza o maturità.


Il prezzo specificato nel
contratto di opzione è chiamato, indifferentemente data di strike price o prezzo
di esercizio.
















TIPO OPZIONE


CARATTERISTICHE


OPZIONE AMERICANA


Può essere esercita in qualsiasi momento fino al giorno di
scadenza. Utilizzata per le azioni (anche quelle europee), la maggioranza di
ETF ed alcuni indici.


OPZIONE EUROPEA


Può essere esercita solo a scadenza. Utilizzata per la maggior
parte degli indici ed una minoranza di azioni (solitamente europee), che
comunque hanno anche le opzioni di tipo americano.






Esistono poi anche opzioni “esotiche”
ma non ci interessano, per il momento.


13. Cogito Ergo Sum – Tattica e Strategia (Parte 2)
















Rimane ora un terzo
ed ultimo ambito di distinzione quello relativo al contesto.


Abbiamo visto
che il pensiero strategico è caratterizzato dal volgere uno sguardo al futuro e,
più importante, fuori dalla nostra sfera individuale, al macro contesto
ambientale in cui ci troviamo e troveremo a vivere e ad operare.
















MACRO AMBIENTE


Si compone della struttura economica,
politica, sociale, legale e tecnologica entro cui ci troviamo ad operare.










Tale caratteristica
è quella centrale poiché, come possiamo facilmente immaginare, il macro
ambiente come sopra definito è quello dagli effetti più ampi e generali sui
nostri risultati di lungo periodo e quello per l’approcciarsi al quale l’utilizzo
della tattica trova uno spazio ed un’utilità estremamente limitati.
















Infatti gli
effetti che il Macro ambiente può avere su di noi e sulla nostra strategia
possono essere i più ampi, per non andare troppo lontano nel tempo basta guardare
a quello che sta succedendo nel mondo con il COVID 19, o a quanto successo per
effetto della crisi 2007/2011. Ma senza andare a scomodare eventi così
disastrosi che, per fortuna, sono piuttosto rari (da cui la definizione di “cigni
neri
”), anche fattori fisiologici come il tasso di inflazione, l’andamento
dei tassi di cambio, la fase di ciclo economico (espansivo o recessivo)
in cui ci troviamo ad operare hanno effetti che non possono essere trascurati.
Fortunatamente questi sono tutti fenomeni abbastanza prevedibili (o meglio, pur
restando fenomeni imprevedibili hanno andamenti non completamente irrazionali,
per lo meno nei paesi industrializzati).


Vi sono poi,
invece, tutta una serie di fenomeni imprevedibili, quali l’introduzione di
nuove tecnologie
, pensiamo all’introduzione dell’Iphone ed alla fine di
Nokia, colosso mondiale della telefonia che, per incapacità nell’adattarsi al
cambiamento è passato da essere uno dei maggiori e più apprezzati produttori di
telefonia mobile all’abbandono totale del settore, oppur pensiamo al cambiamento
dei gusti dei consumatori
che sta duramente colpendo i produttori di “canned
& processed
” food in questi anni (General Mills, Khraft Heinz, Campbel
Soup tra tutti) in favore di cibi più moderni e salutari.


L’essenza e la
ragion d’essere di ogni strategia è appunto quella di fornire un supporto ed
una guida per far fronte all’incertezza, provando a gestire (anziché subire)
 questi e gli altri fattori legati all’inevitabile
cambiamento di contesto che il semplice passare del tempo porta con se.


A riguardo può
compiere scelte (allocazione assets, focus su determinate aziende) o prepararsi
ad utilizzare tattiche diverse (tramite l’implementazione di routine del tipo “IF…THEN”,
non il pensare a cosa fare, ma implementare ora le routine). Qualunque cosa
accada però, non possiamo fingere di dimenticare che ciascuno di questi
fattori con l’ampiamento dell’orizzonte temporale diviene sempre meno
prevedibile
.


Ecco che
appare quindi la terza distinzione, discendente appunto dal diverso contesto a
cui si riferiscono: mentre le tattiche operano a livello particolare, in contesti
definiti, le tematiche tipiche della strategia operano in contesti caratterizzati
da un alto livello di incertezza.























Contesto


Tattica


Strategia


Incerto


X





Certo





X







Ne consegue
che mentre certe soluzioni operative possono essere ripetute allo stesso modo
avendo semplicemente cura di verificare il ripetersi dei presupposti, ad
esempio rollando secondo determinati criteri le PUT che non vogliamo farci
assegnare, le soluzioni individuate a livello di strategia, che per definizione
hanno ad oggetto contesti in continuo mutamento e scarsamente prevedibili hanno
bisogno di un continuo apporto creativo.























Soluzione


Tattica


Strategia


Ripetibile


X





Contestuale





X







Se questo è
vero, è pur vero che mentre le decisioni operative possono essere anche diverse
centinaia al giorno (come nei giorni di scadenza), quelle strategiche devono potersi
contare sulle dita di una mano ogni anni.

























Soluzione


Tattica


Strategia


Dati


Quantitativi, esatti


Qualitativi o Quantitativi imprecisi


Problemi


Determinati


Indeterminati








Avere una
strategia, essere capaci di pensare in modo strategico è essenziale per passare
da una gestione reattiva delle proprie risorse ed investimenti (accade questo
faccio questo) ad una proattiva (temo accadrà questo, adotto queste
contromisure). Tale switch è necessario perché, come COVID ci ha insegnato, quando
un problema avente implicazioni strategiche insorge, spesso è troppo tardi per porvi
rimedio adottando soluzioni operative.  E’ nostra responsabilità, quindi, cercare
di porci sempre un passo avanti rispetto alle sfide che il futuro ci riserva
per non farci cogliere impreparati ma anzi essere in grado per sfruttarle quali
opportunità.



Per concludere, la differenza fondamentale tra pensiero tattico e pensiero strategico, tra gestione operativa e gestione strategica, risiede proprio nel non perdere tempo a pensare quale decisione prenderò domani, ma assumere oggi le decisioni necessarie per far sì che domani mi trovi esattamente nella situazione in cui voglio trovarmi E’ nostra responsabilità, quindi, cercare di porci sempre un passo avanti rispetto alle sfide che il futuro ci riserva per non farci cogliere impreparati ma anzi essere in grado per sfruttarle quali opportunità.



















12. Cogito Ergo Sum – Tattica e Strategia (Parte 1)




Quello che mi ha sempre stupito
del tanto famoso quanto abusato motto cartesiano “Cogito Ergo Sum” è
come riesca a riassumere in sole tre parole sia quello che distingue gli uomini
dagli animali sia gli uomini tra loro. Come è la capacità di pensare che ci
distingue dagli animali, così sono i nostri pensieri che, determinando il
nostro carattere ed il nostro agire nel mondo ci rendono quello che siamo e ci
distinguono da chi non siamo.






Ecco pur nella vastità dei modi
di pensare che possiamo immaginare anche solo guardandoci attorno, credo sia opportuno
per chiunque voglia progredire in qualunque campo soffermarsi un attimo a
pensare sulla distinzione tra pensiero strategico e pensiero tattico (od
operativo).


Entrambe l parole, Strategia
e Tattica derivano dall’antico greco.


Lo Strategos (στρατηγός) nell’antica
Grecia era un'alta carica delle gerarchie militari dell'antica Grecia corrispondente
all'odierno o 
generale che guidava gli eserciti in guerra; la strategia, insomma,
era l’arte dello Stratego, l’arte del Generale, l’arte della guerra.
Di
converso il sostantivo taktikos (τακτικός) il cui significato letterale
era adatto ad ordinare, disporre, seppure anch’esso fosse usato in ambito
bellico era legato alla tecnica con cui si persegue un risultato parziale
mediante l'utilizzo di certi mezzi in un certo momento e in un certo luogo; la
buona tattica era quella cosa che ti faceva vincere la battaglia mentre la
strategia aveva un respiro più ampio: riguardava l'intera gestione delle
risorse al fine di vincere la .


Con questa premessa in mente, è
chiaro come ai nostri fini la prima debba precedere tanto logicamente quanto
temporalmente la seconda poiché l’obbiettivo di una buona strategia di risparmio
e di investimento è quello di farci trovare al posto giusto al momento giusto
con le risorse giuste di modo che possiamo compiere le giuste scelte tattiche.













Strategia


Tattica


Principi


Processi, Metodi







Non cadiamo però nell’errore di
pensare che uno sia più importante o meno necessario dell’altro. Entrambi i
livelli, quello strategico e quello tattico/operativo, sono decisivi per il
successo di qualsiasi operazione.


Anche le problematiche operative,
come il sottovalutare la momentanea illiquidità di un investimento, possono portare
gravi pregiudizi e imperigliare anche la migliore strategia. Entrambi i livelli
devono viaggiare accanto in modo armonico, favorire troppo uno a scapito dell’altro
rischia di creare un grave disequilibrio nell’esecuzione, e rendere il progredire
del piano simile ad un uomo con una gamba più lunga ed una più corta che cerca
di salire una lunga scalinata.


Il primo passo è quindi quello di
imparare a distinguere quelle situazioni che necessitano una riflessione
strategica da quelle che, invece, devono essere risolte sul piano tattico
operativo
.


1.      Una
prima distinzione che possiamo fare è quella relativa all’orizzonte temporale.























Timeframe


Tattica


Strategia


Breve Termine


X





Lungo Termine





X







I problemi legati
alla gestione operativa nascono all’improvviso e, spesso, devono essere fronteggiati
nell’immediato, pensiamo ad una margin call del nostro broker a seguito
del crollo di un titolo o indice verso cui avevamo venduto un cospicuo
quantitativo di PUT non cash secured. Ci eravamo posizionati non a due ma a tre
deviazioni standard (prolungando il timeframe) proprio per evitare questo
scenario, eppure eccolo qui. Che fare?





La gestione
strategica, di converso, è per definizione qualcosa collegata ad un approccio e
ad obbiettivi di lungo periodo, legata alla crescita e sopravvivenza del nostro
patrimonio mediante l’adattamento all’ambiente circostante. L’orizzonte
temporale, salvo sporadici casi, non è mai l’immediato, ma si proietta al
futuro spesso per anni. Logicamente la lunghezza temporale dipenderà dalla
natura della decisione stessa, oltre che dal tasso di variabilità dell’ambiente.


Ad esempio se
per la decisione di un particolare bilanciamento del portafoglio di
investimenti (ad esempio 60 % azioni e  40
% obbligazioni) possiamo tranquillamente parlare di anni, l’adozione di una
strategia orientata ai dividendi growth deve essere implementata per almeno diversi
lustri senza poterci tornarci sopra affinché dia i suoi frutti.


























Timeframe


Visione


Analisi


Azione


Impatto


Breve Termine


Chiara


Veloce


Istantanea


Immediato


Lungo Termine


Sfocata


Approfondita e ripetuta nel tempo


Monitorata periodicamente


Di lungo periodo







Ovviamente le
decisioni di livello strategico, pur avendo orizzonti temporali solitamente
lunghi non sono scritte nella pietra e devono essere revisionate periodicamente
poiché maggiore è l’orizzonte temporale minore è il dettaglio con cui possiamo
fare delle previsioni ed ancora minore è il grado di affidabilità delle stesse.


2.     
Una seconda distinzione è quella relativa alla
magnitudine e soprattutto all’ampiezza degli effetti:























Effetti


Tattica


Strategia


Parziali


X





Generali





X







Se immaginiamo
una riforma complessiva del sistema fiscale paese, con importanti conseguenze
in tema di tassazione delle rendite finanziarie sarà necessario un ripensamento
complessivo della strategia di investimento. Di converso se pensiamo a dati
trimestrali deludenti o al taglio di un dividendo, sicuramente gli strumenti
che adotteremo rientrano nell’ambito del pensiero tattico operativo.


Generalizzando,
mentre alcune problematiche necessitano di un focus (estremamente) limitato per
essere risolte, altre necessitano comunque di mantenere una visione d’insieme
per non creare sbilanciamenti complessivi. Per quest’ultime, dunque, è ancora
una volta necessario fare ricorso al pensiero strategico, a riadattare o
addirittura compiere nuovamente quelle valutazioni d’insieme e di contesto poste
alla base della nostra grande strategia d’investimento.


Il pensiero
strategico, da questo punto vi vista, richiede la capacità di analizzare le
varie componenti del proprio patrimonio anche, e soprattutto, nelle loro interrelazioni
ed il contesto per ridefinire il percorso.









































Focus


Tattica


Strategia


Parziale


X





Generale





X


Interrelazione delle singole parti





X


Contesto Esterno





X


Interrelazione del Contesto sulle singole parti





X







Da questo
punto di vista il pensiero strategico altro non è che il costante adattamento
del proprio patrimonio ai cambiamenti della sua composizione (evitare
sbilanciamenti, evitare concentrazione di rischi
) ed ai cambiamenti del
mondo circostante.




Un altro
ambito che richiede l’adozione di un modo di pensare Strategico è quello relativo
al costo opportunità delle singole scelte. Nonostante La scelta dello
strumento X rispetto allo strumento Y sia squisitamente una scelta tattica (che
dovrebbe basarsi sulla convinzione che il titolo X sia quello in rado di
raggiungere i nostri obbiettivi in tempi più ristetti e con meno rischi), in
realtà dobbiamo sempre tenere a mente che il patrimonio investito non è
composto da tante singole isole, ma è in realtà un ecosistema profondamente interconnesso
sì che la decisione di preferire X ad Y deve essere valutata non solo in
relazione ai diversi profili di rendimento e rischio ama anche, e soprattutto a
come tali profili impattano sul rendimento e sul profilo di rischio dell’intero
portafoglio.







- Continua -


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